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Napoli, Ylenia uccisa da un fendente: il coltello non è stato scagliato ma tenuto in mano dal fratello

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Non sarebbe stato un coltello lanciato al termine di una lite violenta, ma un’arma impugnata e affondata con forza nel petto della vittima. È questa l’ipotesi che, con il passare dei giorni, trova sempre più conferme nell’indagine sull’omicidio di Jlenia Musella, la giovane di 22 anni uccisa il 3 febbraio scorso a Ponticelli, nella zona orientale di Napoli.

Napoli, Ylenia uccisa da un fendente: il coltello non è stato scagliato ma tenuto in mano dal fratello

 

Per il delitto si trova in carcere il fratello della ragazza, Giuseppe Musella, 28 anni. L’uomo ha ammesso le proprie responsabilità davanti agli investigatori della Questura e ha ribadito la confessione anche durante l’interrogatorio davanti al giudice. Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Napoli sembrano rafforzare la ricostruzione sostenuta fin dall’inizio dagli inquirenti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il coltello non sarebbe stato scagliato, ma tenuto in mano dall’aggressore nel momento in cui il fendente mortale ha raggiunto Jlenia al petto. Una versione che era stata ipotizzata sin dalle prime fasi investigative dalla Squadra Mobile e dai magistrati e che è stata poi richiamata anche dal gip nell’ordinanza con cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere per il 28enne.

La lite nell’appartamento

 

La tragedia si è consumata all’interno dell’abitazione del rione Conocal, dove i due fratelli convivevano. Proprio tra le mura di casa sarebbe nata la discussione poi degenerata nell’aggressione mortale. Il movente resta però ancora in parte da chiarire. Nella sua versione dei fatti, Giuseppe Musella ha raccontato che tutto sarebbe partito da motivi banali: il tono troppo alto della sorella durante una telefonata mentre lui stava cercando di riposare.

La situazione, secondo il suo racconto, sarebbe poi precipitata quando la 22enne avrebbe reagito prendendo a calci il pitbull dell’uomo. Una ricostruzione che tuttavia non convince completamente gli investigatori, che continuano a lavorare per chiarire fino in fondo le reali ragioni che hanno portato all’aggressione.

Gli accertamenti sul pitbull

 

Tra gli elementi finiti nel fascicolo dell’inchiesta ci sono anche gli esami effettuati dalla Polizia Scientifica sul cane. Il pitbull non presentava lesioni evidenti, ma sul suo corpo sarebbero state individuate tracce di sangue, ritenute compatibili con quello della giovane vittima. Si tratta di un dettaglio che contribuisce a ricostruire i momenti successivi all’aggressione, ma che non conferma in maniera definitiva la versione dell’indagato sul presunto calcio sferrato all’animale.

L’arma trovata sotto un camion

 

Un altro punto importante riguarda il coltello utilizzato per l’omicidio. L’arma non è stata rinvenuta conficcata nel corpo della vittima, ma sotto un camioncino. Secondo quanto emerso, nessuna delle persone presenti avrebbe riferito di aver visto qualcuno estrarre il coltello dalla schiena di Jlenia prima della corsa disperata verso l’ospedale. Un particolare ritenuto significativo dagli investigatori, perché incompatibile con l’ipotesi di un coltello rimasto conficcato dopo essere stato lanciato.

Proprio questo elemento, insieme agli altri riscontri tecnici raccolti durante le indagini, rafforza la convinzione degli inquirenti: il colpo mortale sarebbe stato inferto a distanza ravvicinata, con l’arma stretta nella mano dell’aggressore. Una ricostruzione che rende ancora più pesante il quadro accusatorio nei confronti del fratello della giovane.

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