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Arrivano le richieste di condanna per 25 imputati finiti nelle maglie della giustizia lo scorso giugno, a seguito di un blitz della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato a Melito che scoperchiò il sistema di relazioni tra camorra, imprenditoria ed istituzioni. A fornire i dettagli il sito Melitonline.it.

“Camorraland” a Melito, richieste di condanna per 25 imputati

Era l’inizio di giugno quando gli elicotteri sorvolarono l’area nord di Napoli. La magistratura aveva portato a galla gli affari del clan Amato-Pagano a Melito, Arzano e Casavatore. Ben 31 persone – tra cui Antonio Papa, ex presidente dell’associazione dei commercianti, l’AICAST, e due vigili urbani – finirono in manette con l’accusa di aver favorito la cosca criminale con la creazione di una rete compiacente di estorsioni che includeva decine e decine di negozianti e piccoli imprenditori. In cambio del racket, le vittime ricevevano una fattura con cui potevano scaricare i costi del pagamento estorto dalle tasse. I fatti contestati ricadono in un periodo che va dal 2012 al 2019. L’operazione avvenne contestualmente al sequestro di beni da 25 milioni di euro tra Campania, Molise ed Emilia-Romagna.

Il ruolo di due agenti della Polizia Municipale

A finire nelle maglie dell’inchiesta anche due appartenenti alla Polizia Municipale di Melito e di Napoli. I due pubblici ufficiali avrebbero fatto visita presso vari negozianti e cantieri edili riscontrando irregolarità e illeciti, che però non venivano verbalizzati.  I due caschi bianchi invitavano a rivolgersi ai rappresentanti del clan per evitare conseguenze negative, ampliando così la rete di estorsione degli Amato-Pagano.

Le accuse

I reati contestati dalla Procura vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e all’estorsione fino alla tentata estorsione e attentato contro i diritti politici. Decisive ai fini dell’inchiesta le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, Paolo Caiazza, che avrebbe svelato anche le pressioni nei confronti dell’ex sindaco, Venanzio Carpentieri, costretto a rendere le dimissioni nel gennaio 2013 insieme a due consiglieri e al vicesindaco.

Le richieste di condanna

Le richieste di condanna da parte della Dda riguardano nello specifico: Massimiliano Aricò, 6 anni e 6 mesi; Sebastiano Aruta, detto “Sebbiolone”, 12 anni e 6 mesi; Rosario Balido, 5 anni; Salvatore Chiariello, detto “Totore Boxer”, 14 anni; Claudio Cristiano, 12 anni e 6 mesi; Luciano De Luca, 6 anni e 6 mesi; Domenico Di Girolamo, 8 anni; Maria De Luca, 8 anni; Domenico De Mase, 8 anni; Raffaele De Panicis, detto “o cecat”, 9 anni; Giuseppe Liccardo, 6 anni e 6 mesi; Vincenzo Maglione, 6 anni e 6 mesi; Gianni Maisto, detto “Battaglia”, 14 anni; Amedeo Manzo, 6 anni e 6 mesi; Antonio Miliardi, detto “Pollicino”, 14 anni; Fortunato Murolo, detto “Nanduccio”, 10 anni; Antonio Papa, referente dei commercianti di Melito e già presidente dell’Ascom e poi dell’Aicast, richiesti 16 anni; Giuseppe Pellecchia, detto “Milleecinque”, 13 anni; Michele Riso, 10 anni; Salvatore Roselli, detto “Frizione”, 12 anni e 6 mesi; Andrea Severino, detto “O chiatton”, 12 anni e 6 mesi; Giuseppe Sinistro, 10 anni; Raffaele Tortora, detto “Mellone”, 12 anni e 6 mesi; Nicola Schiavone, detto “Linuccio o barbiere”, 6 anni e 6 mesi; Paolo Caiazza, collaboratore di giustizia, 2 anni. Stralciata, invece – sempre come riporta Melitonline -, la posizione di Marco Liguori.

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