Si viene e si va. Si va e si viene. Su e giù per Roma. Il raccordo anulare racconta trasferte di sofferenza. Nella testa e nel cuore c’è il destino di Napoli. Sull’orlo del precipizio dopo il decennio arancione. Il Comune di Napoli vanta un recordo negativo. Oramai noto a tutti. 5 miliardi di euro di debiti accumulati negli anni. Una montagna quasi impossibile da scalare. Ed è il dilemma che affligge il sindaco Manfredi dal giorno del suo insediamento.

Nella Legge di Biancio spunta la norma per i comuni in difficoltà

I suoi viaggi romani, almeno per ora, deludono le aspettative. Finora non esiste alcuna norma “salva Napoli”. Nemmeno l’ombra. Ma solo un decreto che aiuti i comuni capoluoghi di Città Metropolitane in difficoltà (in predissesto o in dissesto) previsto nella prossima legge di bilancio. A Napoli dovrebbe arrivare giusto qualche briciola. Circa 600 milioni dilazionati in 3 anni. Il nulla rispetto alla portata dei conti in rosso di Palazzo San Giacomo. Del resto una manovra di questa portata rischia, ed è giusto sottolinearlo, di spaccare il Parlamento. Coinvolgere parlamentari e forze politiche lontane, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, dalle difficoltà partenopee rappresenta il primo, vero banco di prova. Un dato che tutti dovevano e potevano sapere. Pure perché durante la campagna elettorale l’aiuto nazionale è stato sbandierato ai quattro venti.

Ma c’è un perché. Ignaro a molti. La manovra è stata proposta da Pd, M5s e LeU, ovvero i partiti che, prima di tutti, hanno presentato Manfredi come candidato sindaco. Ma queste 3 forze politiche non hanno i numeri per approvare alcunché in Parlamento. Avete capito bene. Ma torniamo a noi. Il sindaco napoletano, stando a indiscrezioni trapelate dal Municipio, inizia a perdere la pazienza. I suoi viaggi a Roma continuano a essere tanto infruttuosi quanto inutili. Soprattutto dopo aver constatato che la norma che salvi Napoli dal default resta pura utopia. Ma cosa prevede in sostanza il dissesto finanziario? Storicamente due elementi precisi: il taglio dei servizi non essenziali e l’innalzamento massimo delle tasse comunali. Un vero e proprio terremoto sociale per la città. Ma non è tutto. La delibera sul dissesto è di competenza della giunta e, soprattutto, del consiglio comunale. Il quale si troverebbe, fresco di insediamento, a votare una scelta figlia del passato.

E qui sorgerebbe un altro problema. Nel caso in cui il civico consesso si troverebbe ad affrontare questa scelta, riuscirà il sindaco Manfredi a garantire l’unità della propria maggioranza? Sarà capace di convincere ogni singola forza politica su un atto così delicato e che non è in alcun modo riconducibile a quest’amministrazione? Il rischio del flop numerico (e soprattutto politico) resta dietro l’angolo. Sarebbe come obbligare un figlio a pagare le colpe del padre. Follia pura. Una roba fuori dal mondo. Dunque questo e molto altro orbita nella mente di Gaetano Manfredi, l’ex rettore dell’Università Federico II con la missione di salvare la città dal declino.

Quale sarà il futuro della città?

Ora la miriade di insidie della realtà partenopea determina una riflessione vera. Il sindaco potrebbe scegliere la strada delle dimissioni. Una vera e propria resa dinanzi alla realtà. Il che provocherebbe un cataclisma senza precedenti. La Legge di Bilancio è al vaglio del Governo Draghi. I prossimi giorni saranno decisivi per le sorti della terza città d’Italia.

 

di Sossio Barra

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