A due anni dalla scomparsa di Antonio Russo, l’operaio travolto nel cantiere della metropolitana di Capodichino, a Napoli, le ombre sul caso restano fitte: i rilievi sul cantiere evidenziarono gravi criticità in materia di sicurezza, mentre il conducente del mezzo coinvolto risultò positivo ad alcol e droga.
Dopo la richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero, ieri sera, centinaia di persone si sono riunite in una commossa fiaccolata al fianco della famiglia.
I figli di Antonio chiedono verità e sicurezza reale: perché non si muoia più di lavoro.








