Dopo ogni allagamento, la solita politica: un fiume di post, poche soluzioni

Le persone si allontanano dalla politica perché, troppo spesso, è la politica ad allontanarsi dalla realtà. Dopo ogni bomba d’acqua, il copione è sempre lo stesso: all’opposizione si prepara il solito post indignato; al governo si spiega che, purtroppo, c’è ben poco da fare. Poi comincia il rimpallo delle responsabilità: il Comune, la Regione, questo o quell’ente, a seconda del colore politico.

Nel frattempo, le persone hanno l’acqua in casa. E fuori, strade trasformate in fogne a cielo aperto. La politica, quella vera, dovrebbe cercare soluzioni. Il cambiamento climatico è una realtà con cui fare i conti: non può diventare l’alibi con cui giustificare ogni allagamento.

Servono competenze, interventi e priorità chiare. Abbiamo avuto e abbiamo a disposizione risorse importanti, in alcuni casi mai viste prima nei bilanci dei Comuni. Mettere in sicurezza i territori e ridurre il rischio di allagamenti dovrebbe essere una delle prime cose su cui investirle.

Le soluzioni esistono. In Europa ci sono città che le hanno già messe in pratica. A Rotterdam una piazza raccoglie fino a 1,7 milioni di litri d’acqua durante i nubifragi, alleggerendo il carico sulle fognature. A Copenaghen un parco è stato riprogettato per trattenerne temporaneamente oltre 22 milioni. A Malmö, nel quartiere di Augustenborg, canali, bacini e aree verdi aiutano a proteggere il quartiere dalle piogge più intense.

Mi rendo conto che sono esempi lontani, nati in contesti diversi dai nostri. Nessuno pretende di copiarli senza adattarli ai territori, né immagina di eliminare ogni rischio. Ma possibile che non riusciamo a studiare le migliori pratiche, imparare da ciò che funziona e portarlo nelle nostre città? Perché dobbiamo avere sempre la sensazione di scegliere la strada sbagliata, rincorrere le emergenze e ritrovarci, alla pioggia successiva, esattamente al punto di partenza?

Tra la pretesa di risolvere tutto e la rassegnazione a non fare nulla c’è uno spazio enorme. È lo spazio della competenza, della prevenzione e delle scelte capaci di produrre risultati anche oltre la prossima campagna elettorale. La politica torni a fare il proprio mestiere: risolvere i problemi delle persone. I post su Facebook non bastano. Servono programmazione, interventi concreti e una prospettiva. Perché chi amministra dovrebbe indicare una direzione, non lasciarsi trascinare dagli eventi come un sacchetto di spazzatura che galleggia in una strada allagata.

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