E’ distrutto Ulderico Piccolo, l’agente immobiliare di Lago Patria fermato dopo la morte dell’amico Augusto Grillo, colpito sabato sera con un fendente durante una cena nel residence “Le Anfore” di Castel Volturno. Entrambi erano residenti sulla fascia costiera di Giugliano. Oggi si è tenuta l’udienza di convalida dinanzi al gip Emilio Minio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Assassino in lacrime: “Chiedo scusa alla famiglia”

Il 37enne, difeso dal penalista Marco Sepe, ha esordito chiedendo scusa alla famiglia della vittima. L’interrogatorio è stato fermato più volte dalle lacrime. Per lui non c’è pace mentre ripensa alla morte di Augusto, suo coetaneo e amico di vecchio data: “Lo so che non c’è rimedio al mio gesto ma sono disposto a sostenere la sua famiglia per quanto possibile”. Il gip ha poi convalidato l’arresto ed applicato la misura della custodia cautelare in carcere.

Durante l’interrogatorio, Piccolo con la voce rotta dal pianto ha provato a spiegare e approfondire quei momenti concitati che hanno portato al tragico epilogo. Dal pomeriggio lui ed un altro amico avevano iniziato a mangiare e bere nel suo bungalow nel villaggio lungo il litorale domitio. Un momento per brindare all’estate alle porte e vivere una serata di spensieratezza dopo mesi di lockdown. C’era tanto alcool e quando in serata è arrivato pure Grillo la festa è andata avanti.

Il litigio

Poi è nata una discussione. Un gesto di Grillo non è piaciuto a Piccolo che l’ha invitato ad andare via. I toni si sono subito alzati però a causa dello stato alcolemico. E’ nato un tira e molla, fino al vialetto di uscita dal residence. Vittima e assassino sono entrati in contatto, il primo gli avrebbe afferrato le braccia (circostanza confermata da un evidente ematoma sul corpo di Piccolo) dopo essere stato mandato via ma l’amico aveva in mano un coltello per la carne usato per preparare la cena. Una dinamica confusa. L’altro amico, ascoltato dagli inquirenti, era rimasto sotto al patio e non avrebbe assistito bene l’attimo fatale.

Grillo, colpito al torace, si è accasciato a terra in una pozza di sangue. Il 37enne ha spiegato al giudice di aver allertato subito il 118 ma visti i ritardi ha deciso di accompagnarlo con la propria auto alla vicina clinica Pineta Grande, dove subito dopo l’arrivo è avvenuto il decesso. Poi avrebbe accompagnato i carabinieri sul luogo della tragica lite mostrando pure l’arma del delitto, quel coltello piegato e intriso di sangue.

In carcere l’omicida

Nel tardo pomeriggio il gip ha convalidato l’arresto ed applicato la misura della custodia cautelare in carcere. L’avvocato Sepe a tal proposito aveva chiesto almeno la concessione ai domiciliari. Domani invece all’istituto di Medicina Legale di Caserta si terrà l’autopsia sulla salma, che aggiungerà un altro tassello importante per la ricostruzione di quella terribile serata.

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