La morte di Anna Aieta segna simbolicamente la fine di un’epoca nella storia criminale di Giugliano e dell’Alleanza di Secondigliano. La morte di Anna Aieta segna simbolicamente la fine di un’epoca nella storia criminale di Giugliano e dell’Alleanza di Secondigliano. Moglie dello storico boss Francesco “Ciccio” Mallardo, Aieta era considerata dagli investigatori una figura di primo piano negli equilibri della cosca giuglianese.
Le sorelle Aieta e i legami dell’Alleanza di Secondigliano
Una famiglia, quella dei Mallardo, legata a doppio filo alla storia dell’Alleanza. Anna aveva sposato Ciccio, mentre le sorelle Maria e Rita erano diventate rispettivamente le mogli di Edoardo Contini e Patrizio Bosti. Legami familiari che negli anni hanno contribuito a consolidare i rapporti tra alcuni dei principali gruppi della camorra napoletana, creando la cosiddetta Alleanza di Secondigliano tra Mallardo, Contini e Bosti. Oggi, però, quello scenario è profondamente cambiato.
Arresti, condanne e detenzioni hanno progressivamente colpito i vertici e la vecchia guardia. Nelle diverse inchieste sulla cosca sono comparsi i nomi di Francesco Napolitano, Mauro Moraca, Biagio Micillo, detto “’o chiacchierone”, e Giuseppe Dell’Aquila: uomini che, in fasi e con ruoli differenti, hanno avuto un peso nelle ricostruzioni investigative sul clan.
Dopo la vecchia guardia, il baricentro criminale verso Napoli
Secondo le ricostruzioni investigative, il clan Mallardo avrebbe progressivamente perso parte dell’autonomia che aveva caratterizzato la sua presenza sul territorio.
Con la morte di Aieta, resta da comprendere quale sarà il nuovo assetto criminale a Giugliano e quale peso avranno i legami con i gruppi napoletani. Lo storico rapporto all’interno dell’Alleanza di Secondigliano resta uno degli elementi centrali nelle analisi investigative.
In questo scenario, anche la gestione degli interessi economici riconducibili alla cosca e i rapporti tra Napoli e Giugliano rappresentano aspetti sui quali resta alta l’attenzione degli investigatori, anche per prevenire eventuali tensioni interne e nuovi tentativi di riorganizzazione criminale.







