“Avevo solo una sensazione strana: che potevo essere anche io la vittima”. È uno stralcio della testimonianza dell’ex fidanzata di Alessio Tucci, il giovane imputato per l’omicidio pluriaggravato di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa brutalmente e ritrovata ad Afragola, in provincia di Napoli, il 26 maggio del 2025, trovata senza vita in un casolare abbandonato. Lo riporta l’Ansa.
Durante l’udienza davanti alla Corte d’Assise di Napoli, la ragazza ha raccontato di un incontro con l’imputato avvenuto in un casolare un mese prima del femminicidio. La 17enne ha riferito anche di un abbraccio indesiderato, che lei avrebbe prontamente rifiutato.
Omicidio Martina, l’ex di Tucci in aula: “Anche io ho avuto paura di diventare una vittima”
Nell’aula 116 del Palazzo di Giustizia erano presenti anche i genitori della vittima, Enza Cossentino e Marcello Carbonaro. Entrambi hanno indossato una maglietta con una scritta: “Giustizia per Martina: mai più sola, mai più vittima”. La 17enne, nel corso della testimonianza, ha anche aggiunto che le davano fastidio “sia il posto che i suoi comportamenti – ha detto a proposito di Tucci – mi disse che voleva conforto. Lo vedevo diverso rispetto a quando uscivamo”.
L’inizio del processo a maggio 2026
Il processo si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Napoli il 19 maggio scorso. Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dagli inquirenti, Martina sarebbe stata attratta dall’ex ragazzo all’interno dello stabile dove poi si è consumato il femminicidio. La giovane avrebbe respinto un tentativo di riavvicinamento e sarebbe stata colpita a morte da Tucci con una pietra. Il corpo della vittima è stato poi nascosto tra cumuli di rifiuti.
Successivamente, l’ex fidanzato della giovane ha partecipato alle ricerche della 14enne, data per scomparsa. Poche ore dopo però è stato fermato dai Carabinieri. Le indagini hanno permesso di smascherare il suo tentativo di depistaggio. La partecipazione alle ricerche nient’altro era che finzione.
Già prima dell’inizio della prima udienza il clima era molto teso. All’ingresso dell’imputato nell’aula, parenti familiari e amici della giovane hanno rivolto frasi ingiuriose all’imputato, apostrofandolo come “assassino” e “infame”.






