Quando il Sud alza la testa, spunta lo spauracchio della camorra. Non si era mai vista una mobilitazione più pacifica e gioiosa: perché ora si parla soprattutto di camorra?
Chiariamo subito il punto: nessuno vuole negare il rischio di infiltrazioni nella protesta. La camorra arriva ovunque, soprattutto nelle situazioni eccezionali in cui può fare soldi. È successo con il Covid, è successo con il terremoto.
Ma una cosa sono le infiltrazioni, un’altra è usarle per screditare un’intera mobilitazione. Sentire TG e politici raccontare le proteste quasi soltanto attraverso questa lente fa davvero rabbia.
Lo schema è sempre lo stesso.
È stato così quando protestavamo per un ambiente più sano. È così anche ora. Possibile che ai piani alti non si capisca il disagio sociale che vive il Sud? L’arte di arrangiarsi, che ha tenuto insieme il Meridione per anni, non basta più, con la benzina sopra i due euro e i pomodori che valgono oro.
La gente non riesce a mettere il piatto a tavolo: quale camorra!
Le proteste del Sud sono proteste di popolo. Gli autotrasportatori hanno dimostrato che, uniti, si può scuotere il sistema. E la gente li ha seguiti.

Certo, c’è chi proverà ad approfittarne: la criminalità, chi ha interesse a destabilizzare il Paese, qualche politico con la voglia di diventare il nuovo Masaniello. A molti può convenire un’Italia in disordine dopo la stabilità politica di questi anni con Giorgia Meloni.
Ed è proprio Giorgia Meloni che dovrebbe aprire gli occhi
In piazza c’è quel popolo stanco che prima aveva creduto nei Cinque Stelle e poi, in parte, anche in lei. Quel popolo che non ha nulla e che vorrebbe almeno essere visto. Lo abbiamo scritto tante volte: non esiste solo Caivano. I prezzi dell’energia non sono più sostenibili, fare la spesa diventa sempre più difficile. Le persone chiedono di capire cosa si pensa di fare. Chiedono risposte.
Non è camorra, è disperazione
La disperazione di chi si sente povero e indifeso.
Infine, un appello ai colleghi giornalisti delle redazioni cittadine: scendete nelle strade, state tra la gente che protesta. Ascoltatela. Capirete che dietro quelle voci c’è la fame, c’è la paura di non farcela, c’è il bisogno di essere considerati.
Per una volta, non ci trattate da fessi.
Non lo meritiamo. E non serve a nessuno.






