È bastata una canzone, pochi giorni e un video diventato virale per trasformare Battista in uno dei nomi più discussi del momento sui social. Il giovane rapper campano, ancora avvolto da un certo mistero, sta facendo parlare di sé grazie al singolo d’esordio “Battista”, pubblicato il 26 settembre e rapidamente rimbalzato su Instagram e sulle altre piattaforme. Di lui, per ora, si conosce relativamente poco. Sul suo profilo Instagram campeggiano soprattutto il nome e il numero 81030, il CAP che identifica diversi comuni della provincia di Caserta. Una scelta essenziale che contribuisce a costruire un’identità fortemente legata al territorio. A parlare, più della biografia, è la musica.
Una storia personale trasformata in rap
“Battista” non segue la struttura più immediata del classico brano pensato per diventare virale. Non ha un vero ritornello e costruisce invece un racconto in dialetto, accompagnato da una produzione elettronica e da elementi della tradizione come zampogna e ciaramella.
Al centro della canzone c’è una vicenda profondamente personale: la gravidanza della madre dell’artista e una diagnosi prenatale che, secondo il racconto contenuto nel brano, indicava un’elevata probabilità che il bambino nascesse con sindrome di Down. La famiglia decise di proseguire la gravidanza affidandosi alla propria fede. Quel bambino, racconta oggi la canzone, era Battista. Fede, famiglia, nascita e appartenenza territoriale diventano così gli elementi di un racconto musicale lontano da molti degli stereotipi del rap contemporaneo.
Roberto Saviano: «È nato un poeta hip hop»
A dare ulteriore forza al fenomeno social è stato Roberto Saviano, che ha dedicato a Battista un lungo intervento sui social definendolo «un poeta hip hop» e descrivendo la sua canzone come una «preghiera ribelle». Un riconoscimento che ha contribuito ad amplificare ulteriormente l’attenzione intorno all’artista.
Ma Saviano non è stato l’unico ad accorgersi del nuovo arrivato. Il brano ha raccolto reazioni pubbliche da numerosi esponenti della musica italiana: tra i nomi segnalati figurano Marracash, Gemitaiz, Frankie Hi-NRG, Inoki, Roy Paci e La Niña. Un’accoglienza decisamente significativa per un artista praticamente al debutto.
Il video e il successo sui social
Una parte importante del successo passa inevitabilmente dalle immagini. Il videoclip, curato da Alfredo Maddaluno, è stato girato nella Chiesa Cristiana Evangelica Emmanuele di Castel Volturno e rafforza la dimensione religiosa e simbolica del racconto. Nei primi quattro giorni il progetto ha superato un milione di interazioni social, un dato che restituisce la velocità con cui il nome di Battista ha iniziato a circolare online. Instagram, in particolare, sta diventando una delle principali casse di risonanza del brano: condivisioni, commenti e reazioni stanno portando la canzone ben oltre il pubblico che normalmente segue le nuove uscite rap.
Chi è davvero Battista?
È probabilmente questa la domanda che alimenta maggiormente la curiosità. Per il momento Battista sembra scegliere di lasciare che sia il progetto artistico a raccontarlo: poche informazioni personali, un’identità visiva precisa, il dialetto, il CAP 81030 e una storia familiare trasformata in musica.
In un panorama social nel quale spesso un nuovo artista cerca di raccontare tutto di sé ancora prima di pubblicare una canzone, Battista sembra percorrere la strada opposta. E il risultato, almeno nei primi giorni, è evidente: una sola canzone è bastata per accendere la curiosità del pubblico, conquistare l’attenzione di alcuni dei protagonisti del rap italiano e far arrivare il suo nome fino a Roberto Saviano. Adesso resta la domanda più interessante: dopo un debutto così rumoroso, quale sarà il prossimo passo di Battista?






