Era il 22 maggio del 2024 quando Antonio Russo, operaio di Giugliano, morì nel cantiere dell ametropolitana Capodichino. Ora dopo due anni di indagini il pubblico ministero ha fatto richeista di archiviazione per i 4 indagati. Una doccia fredda per i familiari che chiedono venga fatta giustizia.
Russo si trovava su un treno navetta che non si fermò in tempo e impattò contro la talpa meccanica. Per effetto del violento impatto il 63enne rimase schiacciato perdendo la vita. L’accusa per loro è di omicidio colposo. L’ipotesi del pubblico ministero in questo momento è che se i lavoratori avessero occupato le postazioni a loro dedicate, e cioè il convoglio porta persone e non le piattine porta materiali, l’esito dell’incidente sarebbe stato presumibilmente diverso. Ma per la famiglia ci sono numerosi elementi che il tecnico della procura non ha considerato ma soprattutto si chiedono ancora quale sia stata la causa dell’incidente e perchè non affromntare un processo che possa fare chiarezza.
I figli hanno organizzato per il prossimo 22 settembre a Giugliano una fiaccolata, non solo per tenere vivo il ricordo del padre ma anche per tutte le altre vittime sul laovro che non hanno avuto giustizia.
Le morti sul lavoro vengono definite morti bianche, per Giusy non può essere definita così la morte di suo padre.






