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Audi RS3 noleggiata a Giugliano per una truffa, sequestrarono e torturarono due uomini. Condanne fino a 10 anni

Si è concluso con pesanti condanne il processo celebrato con rito abbreviato davanti al Gup del Tribunale di Napoli per il sequestro di persona a scopo di estorsione, le aggressioni e le minacce di morte rivolte a due uomini ritenuti responsabili di aver fatto sparire una costosa Audi RS3, dal valore di circa 80mila euro, noleggiata da una società di Giugliano e utilizzata per mettere a segno una truffa.

La giudice per l’udienza preliminare Gabriella Ambrosino ha inflitto pene comprese tra oltre sei e quasi undici anni di carcere agli imputati, riconoscendo l’aggravante del metodo mafioso ma escludendo quella dell’agevolazione del clan Mazzarella.

Il sequestro dopo la scomparsa dell’Audi RS3

Secondo quanto emerso dalle indagini, le due vittime sarebbero state sequestrate, picchiate e minacciate di morte dopo la sparizione della vettura, una Audi RS3 noleggiata appositamente da una società e poi impiegata nell’ambito di una presunta truffa. Determinante fu l’intervento dei carabinieri, allertati dalla compagna di una delle due persone sequestrate.

I militari fecero irruzione in un’abitazione del quartiere San Giovanni a Teduccio, a Napoli, riuscendo a liberare le vittime e ad arrestare i presunti responsabili. Successivamente, una delle persone sequestrate sarebbe stata anche contattata da un soggetto incaricato, secondo gli investigatori, di convincerla a ritirare la denuncia presentata nei confronti degli imputati.

Le condanne decise dal Gup

Il Gup Gabriella Ambrosino ha pronunciato le seguenti condanne:

  • Salvatore Giannetti: 10 anni, 8 mesi e 20 giorni;
  • Antonio Martori: 10 anni, 6 mesi e 20 giorni;
  • Salvatore De Filippo, difeso dall’avvocato Leopoldo Perone: 10 anni e 20 giorni;
  • Giuseppe Ciccarelli: 9 anni, 11 mesi e 2 giorni;
  • Mario Amaro: 9 anni, 11 mesi e 3 giorni;
  • Arturo Lama: 6 anni, 6 mesi e 4 giorni.

Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero aveva chiesto 20 anni di carcere per De Filippo, Ciccarelli, Giannetti, Amaro e Martori, ritenuti vicini al clan Mazzarella, e 14 anni per Arturo Lama.

Esclusa l’aggravante dell’agevolazione al clan Mazzarella

Per Arturo Lama, difeso dall’avvocato Antonio Bucci, il giudice ha pronunciato un’assoluzione parziale dal reato di lesioni gravi, condannandolo invece per il sequestro di persona a scopo di estorsione.

Nella sentenza il Gup ha ritenuto insussistente l’aggravante dell’agevolazione del clan Mazzarella, riconoscendo però quella del metodo mafioso, elemento che ha inciso sulla qualificazione dei fatti contestati.

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