La Corte d’Appello di Napoli ha rideterminato le pene nei confronti di sei dei sette imputati ritenuti appartenenti, a vario titolo, alla cosiddetta “banda del buco”, il gruppo accusato di aver pianificato e messo a segno una serie di furti e tentate rapine attraverso cunicoli scavati nel sottosuolo del centro storico di Napoli.
Nel corso dell’udienza, il Procuratore Generale Valter Brunetti aveva chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado a tutti gli imputati. La Corte, accogliendo in parte le argomentazioni difensive degli avvocati Luigi Poziello, Riccardo Ferone, Francesco Gargano ed Ettore Ragozzini, ha invece concesso una significativa riduzione delle pene per cinque imputati, confermando la condanna di primo grado soltanto per Salvatore Giordano.
Le nuove condanne
Queste le pene stabilite dalla Corte d’Appello:
- Gennaro Aiello: 6 anni e 10 mesi di reclusione (in primo grado 10 anni);
- Vincenzo Barbangelo: 6 anni e 10 mesi (in primo grado 10 anni);
- Ciro Fresa: 6 anni e 6 mesi (in primo grado 10 anni);
- Raffaele Gambardella: 6 anni e 6 mesi (in primo grado 10 anni);
- Salvatore Giordano: confermata la condanna inflitta in primo grado;
- Mario Mazza: 6 anni e 10 mesi (in primo grado 12 anni);
- Francesco Trencia: 5 anni e 10 mesi di reclusione.
L’inchiesta sulla banda del buco
L’indagine, avviata nel novembre 2023 dai Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, ha consentito, attraverso intercettazioni, videosorveglianza e servizi di osservazione, di ricostruire l’esistenza di un’organizzazione specializzata nei cosiddetti furti “con la tecnica del buco”. Secondo gli investigatori, il gruppo individuava gli obiettivi, scavava cunicoli nel sottosuolo cittadino e utilizzava locali presi in affitto come basi logistiche per accedere alla rete fognaria e raggiungere banche, uffici postali e attività commerciali.
Il colpo al KFC e gli altri obiettivi
Tra gli episodi contestati figura la rapina del 9 novembre 2023 al ristorante KFC di Piazza Carità, dove i malviventi, dopo essere entrati attraverso un cunicolo scavato dal sottosuolo, avrebbero minacciato i dipendenti con una pistola, portando via un bottino di circa 8.200 euro. L’associazione è inoltre accusata di aver pianificato una rapina all’ufficio postale di Piazza Matteotti, con l’obiettivo di impossessarsi del denaro trasportato dai vigilantes. Il colpo, nonostante gli scavi già completati, fu sventato dall’intervento dei Carabinieri della Compagnia Napoli Centro. Analogo destino ebbe il tentativo di furto ai danni della filiale bancaria di Piazza Bovio, dove il gruppo puntava al denaro custodito nello sportello Atm.
La base logistica e il documento falso
Le indagini hanno inoltre accertato l’utilizzo di una carta d’identità elettronica falsa, riportante generalità fittizie e la fotografia di un prestanome, impiegata per stipulare il contratto di locazione di un deposito. Quel locale sarebbe stato utilizzato come base operativa per custodire attrezzature, refurtiva e per accedere ai canali fognari utilizzati durante i colpi.
Secondo gli inquirenti, alcuni componenti del gruppo erano già gravati da precedenti specifici per reati commessi con la stessa tecnica del “buco”, elemento che ha contribuito a delineare l’elevato grado di organizzazione della presunta banda.







