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Banda del buco, auto rubata per sopralluoghi e covo preso in fitto a Villaricca

Dopo gli arresti scattati ieri, mercoledì 10 giugno, nell’ambito dell’inchiesta sulla “banda del buco”, emergono ulteriori particolari sulle attività attribuite al gruppo criminale. Le carte dell’ordinanza cautelare ricostruiscono la preparazione di una tentata rapina all’ufficio postale di Villaricca effettuata – secondo gli investigatori – anche attraverso l’utilizzo di una Peugeot 3008 rubata e impiegata per sopralluoghi e spostamenti.

La Peugeot rubata e i sopralluoghi per il colpo a Villaricca

Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti figura la vicenda di una Peugeot 3008, denunciata dal proprietario l’11 dicembre 2023. Secondo quanto emerge dall’ordinanza, il veicolo sarebbe stato successivamente utilizzato da alcuni degli indagati nelle fasi preparatorie di una tentata rapina all’ufficio postale di Villaricca.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la Peugeot 3008 rubata non sarebbe stata destinata direttamente all’esecuzione della rapina, ma alle attività preparatorie del colpo. Nell’ordinanza si evidenzia come il veicolo fosse nella disponibilità di Simone Gigante, Francesco Pio Staterini e Pio Giuseppe Saulino. La sera del 13 dicembre 2023, attraverso conversazioni intercettate, gli indagati avrebbero discusso delle modalità per recuperare l’autovettura parcheggiata al Corso Europa di Villaricca: “Basta collegare i fili”. Gli investigatori ritengono che il veicolo sia stato utilizzato per sopralluoghi e spostamenti funzionali alla pianificazione del colpo. La mattina del 14 dicembre 2023, però, i carabinieri fermarono a Teverola Staterini e Saulino a bordo della Peugeot rubata, interrompendo di fatto la disponibilità del mezzo da parte del gruppo.

Antonio Martori avrebbe avuto un ruolo operativo nell’organizzazione delle attività preparatorie svolte in un locale situato in piazzetta Vittorio Emanuele, a Villaricca. Gli viene contestato di aver collaborato alle attività di scavo necessarie alla realizzazione del colpo e di essersi occupato direttamente della disponibilità del locale. In particolare Martori avrebbe provveduto a reperire l’immobile, curandone l’affitto e il pagamento dei relativi canoni. Non solo. Sarebbe stato anche incaricato di accompagnare gli altri componenti del gruppo presso l’immbile, garantendo un accesso rapido e riservato attraverso l’apertura e la chiusura della serranda del locale.  L’immobile preso in fitto a Villaricca avrebbe rappresentato uno dei punti nevralgici utilizzati dalla banda durante la preparazione della tentata rapina all’ufficio postale.

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Il riferimento a Biagio Micillo

Tra gli elementi che emergono dall’ordinanza c’è anche il riferimento a Biagio Micillo, storico esponente del clan Mallardo di Giugliano. Il suo nome compare non perché coinvolto nell’inchiesta sulle rapine, ma nell’ambito della posizione di Domenico Chiariello, uno degli indagati raggiunti dalla misura cautelare. Gli investigatori hanno ricostruito una serie di frequentazioni tra Chiariello e lo zio Micillo, rapporti che, secondo gli inquirenti, sarebbero proseguiti nonostante le prescrizioni imposte all’indagato. Un aspetto che assume particolare rilievo considerando il peso criminale attribuito a Micillo nell’area giuglianese e i suoi storici legami con il clan Mallardo.

Nelle carte dell’inchiesta queste frequentazioni vengono richiamate insieme ai precedenti penali contestati a Chiariello e al suo presunto coinvolgimento nelle attività della banda specializzata nelle rapine con la tecnica del buco. Per gli investigatori si tratta di elementi che delineano un profilo caratterizzato da una stabile vicinanza ad ambienti della criminalità organizzata.

Il riferimento a Micillo rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza perché collega l’inchiesta sulle rapine a figure storicamente note nel panorama criminale dell’area nord di Napoli. Un collegamento che emerge dalle valutazioni contenute nel provvedimento e che contribuisce a ricostruire il contesto relazionale nel quale si sarebbero mossi alcuni degli indagati.

Proprio la figura di Domenico Chiariello viene descritta come una delle più rilevanti all’interno del gruppo finito sotto indagine. Secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe preso parte a diversi episodi contestati e mantenuto rapporti con soggetti ritenuti di spessore criminale. Circostanze che, insieme agli altri elementi raccolti nel corso delle indagini, hanno contribuito alla decisione di applicare nei suoi confronti una misura cautelare particolarmente severa.

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