Non parlavano soltanto di incontri nei bar o di appuntamenti da organizzare. Secondo gli investigatori, nelle conversazioni intercettate emergevano dettagli sempre più precisi sul progetto che il gruppo stava portando avanti nel sottosuolo di Villaricca.
È proprio attraverso le intercettazioni ambientali che gli inquirenti ritengono di aver ricostruito il funzionamento della presunta organizzazione. Dialoghi quotidiani, confronti continui e discussioni che, secondo la Procura, ruotavano attorno a un unico obiettivo: portare avanti il lavoro nel tunnel e preparare il colpo all’ufficio postale di Villaricca.
Le conversazioni sul tunnel e i dettagli degli scavi
Nelle conversazioni riportate dagli investigatori si parla di accessi, di passaggi da realizzare e di problemi da risolvere durante gli scavi. Gli uomini monitorati discutono di come procedere, di chi deve essere presente e di quali attività svolgere nei giorni successivi. Secondo gli inquirenti, alcuni dialoghi risultano particolarmente significativi perché mostrano l’attenzione del gruppo per aspetti apparentemente minimi ma fondamentali per la riuscita del progetto. Si ragiona sulle dimensioni degli spazi, sui percorsi da seguire e sulle modifiche necessarie per rendere utilizzabile il passaggio sotterraneo.
«Ci conviene proprio la lunga?»: la programmazione delle giornate di lavoro
Uno dei passaggi ritenuti più significativi dagli investigatori riguarda una conversazione tra i capi della banda, nella quale si discute dell’organizzazione delle attività all’interno del locale di piazzetta Vittorio Emanuele. Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, si propone di aumentare il ritmo dei lavori e di organizzare una vera e propria “giornata lunga” di scavo. «Ci conviene proprio la lunga?», si chiedono i due mentre programmano le attività da svolgere nel locale di Villaricca. La decisione sarebbe quella di prolungare i lavori fino al tardo pomeriggio, organizzando una sorta di turnazione. Prima di pranzo sarebbe andato a scavare uno, mentre nel pomeriggio sarebbe arrivato l’altro per dargli il cambio.
Dalle conversazioni emerge anche la necessità di una terza persona che assista continuamente le operazioni occupandosi di riempire le buste con il terreno estratto dal tunnel. Secondo gli investigatori quel ruolo sarebbe stato affidato a un terzo della banda, considerato una presenza costante nelle attività operative. Per la Procura si tratta di dialoghi particolarmente importanti perché mostrerebbero una pianificazione dettagliata delle attività e una precisa distribuzione dei compiti tra i partecipanti.
La cassa comune e i costi dello smaltimento
Uno degli aspetti che colpiscono maggiormente gli investigatori riguarda il denaro. Dalle conversazioni emerge il tema delle spese necessarie per continuare gli scavi. Secondo la Procura, il gruppo avrebbe fatto affidamento su una sorta di cassa comune destinata a sostenere i costi delle attività.
In una delle intercettazioni richiamate nell’ordinanza, si parla di una spesa di 130 euro sostenuta per liberare il locale dalla terra scavata. Una cifra che i due considerano eccessiva rispetto al lavoro svolto. Secondo la ricostruzione investigativa, i capi discutono a lungo del costo sostenuto per lo smaltimento del terreno e manifestano preoccupazione perché quella spesa grava direttamente sulla cassa comune dell’organizzazione.
Nel corso della conversazione emerge anche il nome di una nota ditta edile che avrebbe potuto svolgere il servizio recuperare il materiale di scarto e inerti a costi inferiori. Anche questo dettaglio viene valorizzato dagli investigatori perché dimostrerebbe come gli indagati discutessero apertamente non solo delle attività di scavo ma anche delle persone da coinvolgere e delle spese da sostenere per portare avanti il progetto.






