Dieci anni dopo il sequestro di 9 gioiellerie da 25 milioni di euro, arriva l’assoluzione in Appello per Teresa Mallardo. Ieri la Terza Sezione della Corte d’Appello di Napoli ha assolto la sorella di Francesco “Ciccio” e Giuseppe Mallardo con la formula piena “per non aver commesso il fatto”. Mallardo era stata condannata in primo grado a 9 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso (articolo 416 bis), al termine di un processo durato cinque anni. La sentenza di secondo grado ribalta ora il verdetto, escludendo ogni responsabilità dell’imputata.
Sequestro gioiellerie del clan Mallardo, assolta in appello la sorella del boss defunto
L’inchiesta che aveva portato al processo affonda le radici nel 2016, quando il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, la Squadra Mobile della Questura e il ROS dei Carabinieri eseguirono un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti di nove società operanti nel settore del commercio di gioielli e preziosi.

Le aziende, secondo gli inquirenti, erano nella disponibilità di Gaetano Esposito, 49 anni, accusato di riciclaggio aggravato dal metodo mafioso. Stando alla ricostruzione accusatoria, Esposito avrebbe ricevuto ingenti somme di denaro da Francesco “Ciccio” Mallardo e dalla moglie Anna Aieta, fondi ritenuti provento delle attività illecite del clan Contini-Mallardo, per poi reinvestirli nelle proprie attività commerciali.
Nel procedimento era finita anche Teresa Mallardo, ritenuta parte dell’associazione camorristica e per questo condannata in primo grado. Con la decisione di ieri, la Corte d’Appello ha però escluso il suo coinvolgimento nei fatti contestati. Mallardo è stata difesa dagli avvocati Antonio Dell’Aquila e Bruno Von Arx. Con l’assoluzione si chiude, almeno per quanto la riguarda, uno dei capitoli giudiziari collegati all’operazione del 2016.






