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Napoli, svolta nell’inchiesta del cuore “bruciato” trapiantato al bimbo di 2 anni: sei indagati

Si apre un nuovo capitolo nell’inchiesta sul delicato intervento che ha coinvolto un bambino di appena due anni e mezzo, al quale sarebbe stato impiantato un cuore poi rivelatosi inutilizzabile. La Procura di Napoli ha infatti notificato l’iscrizione nel registro degli indagati a sei operatori sanitari, tra medici e personale paramedico. Si tratta dei professionisti che hanno seguito sia la fase di prelievo dell’organo a Bolzano sia quella del trapianto eseguito successivamente in un ospedale del capoluogo campano. L’ipotesi di reato, allo stato attuale, è quella di lesioni colpose.

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Parallelamente agli accertamenti già avviati dai carabinieri di Nola, i magistrati hanno disposto ulteriori verifiche affidando nuovi approfondimenti ai militari del Nas. Tra le attività in programma rientra l’acquisizione della documentazione sanitaria, utile a ricostruire con precisione ogni passaggio della vicenda. Secondo quanto emerso finora, il cuore sarebbe giunto a Napoli in condizioni compromesse, probabilmente danneggiato durante il trasporto perché conservato in modo non corretto, ovvero nel ghiaccio secco. L’organo sarebbe stato comunque impiantato e soltanto in un secondo momento i medici si sarebbero resi conto della sua non idoneità.

Nel frattempo, la situazione clinica del piccolo resta estremamente delicata. Il bambino è stato reinserito nella lista europea dei trapianti in attesa di un nuovo organo compatibile. La madre e l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia, hanno lanciato appelli accorati affinché si trovi al più presto un cuore disponibile. Attualmente il bimbo è mantenuto in vita grazie all’Ecmo, una procedura che garantisce un supporto temporaneo alle funzioni cardiache e respiratorie in attesa di un nuovo intervento.

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