Dopo 31 anni c’è stato un colpo di scena nell’inchiesta bis che riguarda l’omicidio di Arcangelo Romano, un uomo di Giugliano che viveva a Rimini, sparito e mai ritrovato all’età di 35 anni. Per la sua morte furono condannati Angelo Epaminonda detto “il Tebano”, Domenico Saccà (quest’ultimo sempre professatosi innocente e morto suicida) e Vittorio Celone.

Il caso fu riaperto nel 2011 dopo una lettera recapitata alla questura di Rimini nella quale un anonimo si autoaccusava dell’uccisione di Romano scagionando Saccà. I carabinieri del Ros e del nucleo investigativo di Bologna, coordinati dal sostituto procuratore Stefano Orsi, ritengono che ci sono anche altri responsabili Salvatore De Costanzo, detto “O’ Stuorto”, 67 anni all’epoca residente a Rimini e tornato da tre anni in Campania, e Maurizio Cavuoto, 54 anni, residente a Gambettola (Forlì Cesena). Secondo la nuova ricostruzione accusatoria, tuttora al vaglio degli inquirenti, i due indagati avrebbero agito in concorso e con premeditazione con Epaminonda, Saccà e Celone. La vittima sarebbe stata uccisa con due colpi di pistola calibro 7,65, a Bellaria il 29 luglio 1983

dal Corriere di Aversa e Giugliano

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