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Oggi una brava collega giornalista ha salutato Franco Battiato social con un post esaustivo, che tiene insieme la musica italiana degli ultimi tre mesi e un segmento irripetibile di discografica durato cinquant’anni. Ha scritto:”Il Maestro è andato via”. A lanciare questa frase in una canzone di successo sono stati due bravi cantautori siciliani. Ed è per questo che la cosa è balzata ai miei occhi come un saluto, ma anche come un passaggio di testimone.

Partiamo da un luogo reale, non tutti quelli che ascoltavano Battiato lo capivano. Ci mancherebbe. La sua forza era proprio quella, insieme ad un’innovazione melodica che difficilmente troveremo, cercando con impegno, negli ultimi cento anni di musica italiana.

Lui è stato un innovatore, cioè ha introdotto in Italia, quello che prima non c’era. Rischiando grosso, certo. Se ne accorgeranno tutti quelli che finora hanno ascoltato solo “La Cura” e tutto “La voce del padrone”. Basta andare un po’ più indietro nel tempo per capire che “Francuzzo” è stato un artista testardo e coraggioso, in un’Italia complicata a cavallo tra gli anni 60’ e 70’.

E sullo sfondo c’è la storia di uno che amava suonare e che per farlo ad alti livelli, ha riempito una valigia ed è andato a Milano lasciando l’antica Trinacria. Come a distanza di sessant’anni fanno in molti. Anche in questo Battiato ha insegnato tanto ai giovani artisti, anticipando i tempi e confermando, che per quanto ci si sforzi, il talento ha bisogno di contesti più che di melodie vincenti.

Franco, in poche parole, era l’italiano del sud che era andato oltre. Oltre la sua terra, oltre nella musica, oltre nella cultura, oltre la religione. Ed essere siciliano in questo “andare oltre” è stato fondamentale. Per chi conosce o ha vissuto almeno una volte nella vita l’energia dei luoghi di quella terra, la poesia e la forza mistica che questi esprimono.

Il segreto di Franco Battiato, cantautore, regista e scrittore, morto oggi all’età di 76 anni nella sua amata Sicilia a qualche chilometro dall’Etna, risiede nel mescolare, sempre e in maniera opportuna ed equilibrata, cultura, poesia e anima. Ma soprattutto ha raccontato il nostro tempo con onestà e innata saggezza.

Potrei farvi tanti esempi, uno me ne viene in mente da una canzone tratta da un album pubblicato nel 2009 che ho letteralmente consumato dal titolo “Inneres Auge”.
In un passaggio della canzone che da il titolo al disco Battiato scrive:”Che cosa possono le leggi. dove regna solo il denaro? La giustizia non è altro che una pubblica merce. Di cosa vivrebbero. Ciarlatani e truffatori. Se non avessero moneta sonante da gettare come ami tra la gente”
Tutto chiaro.

Ciao Franco. Addio Maestro.

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