covid editorale russo

Non è andato tutto bene. Diciamoci la verità. Dopo un anno siamo di nuovo in zona rossa. Stavolta fa più male perché siamo stanchi. Esausti.

La verità: nessuno la dice, perché purtroppo nell’era della comunicazione a mezzo social fa paura. La verità è che nessuno sa quando e come finirà. La verità è che dopo mesi ancora non abbiamo gli strumenti per affrontare questa crisi.

Gli ospedali sono sempre gli stessi. Gli operatori sanitari sono allo stremo delle forze. La medicina del territorio non regge.
Non abbiamo un sistema di tracciamento che funzioni. L’app Immuni si è dimostrata la cosa più inutile della storia. Ancora non si è capito a chi e come devono essere destinati i soldi dei ristori. Abbiamo bruciato miliardi.

Erano queste le cose da fare e non sono state fatte. In cambio abbiamo avuto migliaia di ore di dirette su facebook. Spesso inutili. Ci consoliamo con il fatto di aver scoperto che al Nord sono messi male quanto noi. Che pena.

Dicevamo la verità. Quella è mancata. La colpa non è solo dei politici. La colpa è anche nostra. Incapaci di gestire emotivamente la pandemia siamo stati dominati dagli istinti peggiori. Da un lato i “negazionisti” per i quali il virus era solo un’influenza. Dall’altro gli “spietati” per i quali non era il caso nemmeno di fare una passeggiata all’aria aperta.

Abbiamo confuso la libertà con l’egoismo. La responsabilità con l’ansia. La stupidità con il coraggio.

E’ mancato del tutto l’equilibrio e manca ancora. Faremmo bene a ritrovarlo. Insieme. Cittadini e istituzioni.

Perché se le poste continuano ad essere affollate e un ufficio comunale diventa un focolaio non si può pensare che un commerciante capisca il perché poi deve essere lui ad abbassare la serranda.

Perché se la domenica prima in tanti hanno fatto tavolate e aperitivi, non ci possiamo strappare le vesti se ci obbligano a non vedere amici e parenti.

È passato un anno e dovevamo essere migliori, invece siamo sempre gli stessi. Ognuno che pensa disperatamente solo ai fatti suoi.

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