“E’ l’8 marzo. Sharon, Victoria, Roberta, Teodora, Sonia, Piera, Luljeta, Lidia, Clara, Deborah, Rossella. Sono state uccise undici donne, in Italia, nei primi due mesi del nuovo anno. Sono state uccise per mano di chi aveva fatto loro credere, di amarle. Per mano di chi, semmai, avrebbe dovuto dedicarsi alla reciproca protezione. Ora siamo di fronte a una dodicesima uccisione: quella di Ilenia. L’anno passato le donne assassinate sono state settantatre. È un fenomeno impressionante, che scuote e interroga la coscienza del nostro Paese”. A pronunciare queste parole al Quirinale è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale della donna.

“Un distorto concetto del rapporto affettivo – che, non a caso, si trasforma in odio mortale – è alla base dei gravi e inaccettabili casi di femminicidio”, dice.

“Una mentalità che, al dunque, è solo possesso, bramosia, dominio, e in fin dei conti disprezzo”. E “gli orribili casi, che reclamano giustizia”, ci dicono che la legge, da sola non basta. Un principio va affermato, ma va anche difeso, promosso e concretamente attuato”.

Mattarella cita le cifre dell’Istat: “Abbiamo 440mila lavoratrici in meno rispetto al dicembre 2020. E sono a rischio un milione e 300mila posti di lavoro di donne che lavorano in settori particolarmente colpiti dalla crisi. L’occupazione femminile è tornata ai livelli del 2016, la causa principale è stata la crisi del settore dei servizi, nel quale lavora l’85 per cento delle donne”.

“È dunque doveroso che la Repubblica – precisa il Capo dello Stato –  rivolga un pensiero di forte gratitudine alle tante donne che ormai da un anno si stanno impegnando negli ospedali, nei laboratori, nelle zone rosse per contrastare la diffusione del coronavirus. A loro, in special modo, desidero dedicare questa importante giornata”.

Il rispetto del linguaggio

Basta con parole che generano pregiudizi nei confronti delle donne. ” Rispetto significa, innanzitutto, riconoscere all’altra persona, con le sue specificità, la stessa identica dignità che ognuno riconosce a se stesso, con eguali capacità, con eguali diritti. Educare al rispetto significa farne crescere una piena consapevolezza”, aggiunge Mattarella in diretta dal Quirinale.

“Il rispetto verso le donne conosce molte declinazioni. Sul piano del linguaggio, innanzitutto. Dobbiamo respingere le parole di supponenza, quando non di odio o di disprezzo verso le donne. Parole che generano e alimentano stereotipi e pregiudizi ottusi e selvaggi, determinando atteggiamenti e comportamenti inaccettabili. Compromettere l’autonomia, l’autodeterminazione, la realizzazione di una donna esprime una fondamentale mancanza di rispetto verso il genere umano. Il rispetto è alla base della democrazia e della civiltà del diritto, interno e internazionale. Per questo il rispetto le donne è questione che attiene strettamente alla politica. Rispettare s’impara, o si dovrebbe apprendere, fin da piccoli. Sui banchi di scuola. In famiglia. Nei luoghi di lavoro e di svago”, ha concluso.

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