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E’ in dirittura d’arrivo il Decreto Sostegno del Governo Draghi che mira a offrire sussidi e bonus a favore delle imprese e dei negozianti in crisi. Con l’ingresso della Campania in zona rossa sono tante le attività commerciali e le categorie professionali che hanno bisogno di un’aiuto economico.

Napoli, imprese e negozianti in crisi: arrivano i ristori

Rispetto al decreto ristori del Governo Conte, l’attuale decreto dovrebbe ampliare la platea dei beneficiari, con un allentamento dei requisiti di accesso. Come spiega Il Mattino, nella sola città di Napoli il numero di lavoratori autonomi, imprese e liberi professionisti supera ampiamente le 100mila unità. Una stima che tiene conto dei dati dell’Agenzia delle Entrate, relativi alle erogazioni del 2020.

Infatti i beneficiari dei sussidi erogati dal Decreto Rilancio della primavera del 2020 furono più di 86mila, per un totale di 262 milioni di euro erogati e un importo medio di 3039 euro. Nell’elenco dei fruitori figurava una miriade di imprese, dalle aziende della ristorazione a quelle dell’abbigliamento, fino alle attività ricettive e alle tante altre costrette alla serrata. I beneficiari furono 47mila circa con i decreti ristori d’autunno, ma in questo caso i requisiti di accesso divvennero più stringenti, non trattandosi più di un lockdown ma di chiusure parziali.

Decreto Sostegno, indenizzi o crediti di imposta?

Oggi, con l’arrivo della zona rossa, per valutare la platea delle imprese e dei professonisti destinatari dei sussidi, occorre dunque considerare il numero dei beneficiari del primo decreto Rilancio. Circa 86mila, dunque, nella sola città di Napoli, a cui bisognerà aggiungere altre escluse nelle precedenti tornate. Il sussidio avrà la forma di un indennizzo a fondo perduto oppure un credito di imposta, con una possibilità di compensazione in dichiarazione dei redditi. Il Ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, sta premendo perché si opti per un indennizzo vero e proprio.

Criteri e requisiti ristori

Per accedere al sussidio non si terrà più conto però dei codici Ateco, che hanno prodotto molta confusione nel 2020. Bensì si punterà sulla perdita di fatturato di almeno il 33% parametrata sul bimestre gennaio febbraio 2021 rispetto allo stesso bimestre del 2019. Probabilmente il Governo archivierà anche il requisito fissato lo scorso anno delle perdite calcolate sul solo mese di aprile 2020, in modo da attutire gli effetti della crisi anche per le attività caratterizzate da una stagionalità accentuata. Secondo quanto prevede la nuova bozza, la quota di fatturato che verrà versata sui conti correnti dei beneficiari varierà in base a quattro fasce:

  • il 30% di quanto perduto per imprese con un fatturato fino a 100mila euro annui,
  • il 25% alle attività con un fatturato da 101mila a 400mila euro,
  • il 20% per chi ha un fatturato da 401mila a 1 milione l’anno,
  • il 15% per imprese da 1 a 5 milioni.
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