Un veglione in piena regola con 126 persone. Tutti allegramente impegnati a ballare e a mangiare. Niente di male, se non fosse che la festa si consuma nel bel mezzo di una pandemia. E’ quanto accaduto nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio sul Lago di Garda, precisamente a Padenghe, in un resort di lusso trasformato per l’occasione in una discoteca.

Lago di Garda, veglione abusivo: i video della vergogna

Nonostante le raccomandazioni del personale della struttura ricettiva, che invitava gli ospiti a non effettuare riprese e soprattutto a non diffonderle sui social, su Instagram sono finiti alcuni video. UN’autodenuncia vera e propria, sufficiente perché la notizia del party fuorilegge finisse sulla scrivania della Polizia Municipale. Gli agenti della polizia locale guidati da Massimo Landi hanno identificato i partencipanti. A loro sarà comminata una multa da 400 euro.

“Stiamo valutando anche eventuali verbali per il titolare dell’attività”, aggiunge il comandante della polizia locale della Valtenesi, Massimo Landi. Sono stati, in particolare, i filmati girati e pubblicati da uno degli invitati, Davide La Cerenza, 55 anni, noto influencer della zona, a determinare i controlli, del resto già ampiamente annunciati dalle Prefetture e dalle forze dell’ordine prima del 31.

Le scuse del gestore Ivan Favalli

Ivan Favalli, il gestore del resort di lusso, è intervenuto sulla questione e ha pubblicamente porto le sue scuse: “Sono impressionato da quanta attenzione abbia scatenato questa notizia, mi preme dichiarare le mie scuse per non essere stato in grado di gestire la situazione e il comportamento degli avventori nel migliore dei modi”. Poi prova a giustificarsi: “State sereni, non capiterà ovviamente più, per me è stata una questione di sopravvivenza (in un anno abbiamo perso 6 mesi di lavoro). Il pranzo presso l’hotel era legalmente concesso. Con grande rammarico mi rendo conto di aver offeso tutte le persone che in qualche modo hanno sofferto per il Covid, sono 30 anni che gestisco locali con serietà spero che questo fatto non vanifichi i sacrifici di una vita”.

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