Due arresti per omicidio. Il primo eseguito per l’uccisione di Immacolata Capone, avvenuto a Sant’Antimo nel marzo del 2004. L’altro per la morte di Ambrosio Aniello, avvenuto nel 2014 a Grumo Nevano.

Clan Moccia, omicidio di camorra a Sant’Antimo

Su ordine della DDA, sono stati i Carabinieri del ROS di Napoli e del Nucleo Investigativo Castello di Cisterna e il personale della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Napoli a eseguire le misure cautelari.

Una prima ordinanza costituisce lo sviluppo di quella eseguita nel settembre dello scorso anno nei confronti di Michele Puzio, esponente apicale del clan Moccia di Afragola. E’ indiziato per il reato di concorso nell’omicidio in pregiudizio di Immacolata Capone, occorso in Sant’Antimo il 17 marzo 2004. La vittima, all’epoca, svolgeva l’attività di imprenditrice nel campo del movimento terra nei comuni di Casoria ed Afragola.

Secondo gli investigatori, Puzio, da febbraio collaboratore di giustizia, ha confessato la sua partecipazione al delitto. Ha altresì ammesso di avere indossato il cappellino rinvenuto sul luogo dell’omicidio e sul quale erano state rinvenute tracce del suo DNA. Ha infine confessato di aver confezionato un falso alibi inducendo la formazione di un verbale di contravvenzione per violazione al Codice della Strada. Il documento lo collocava per il giorno e l’ora dell’omicidio in un luogo diverso dalla scena del crimine.

In virtù della chiamata in correità dallo stesso operato e dalla acquisizione dei relativi elementi di riscontro, il Giudice ha ritenuto l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, per il concorso materiale o morale nell’omicidio, nei confronti di altri appartenenti apicali del clan Moccia. Si tratta di Filippo Iazzetta, Favella Francesco e Giuseppe Angelino. Dalle ulteriori indagini è risultato confermato il movente nella volontà del clan Moccia di “punire” la donna, perché ritenuta mandante dell’omicidio del marito Giorgio Salierno, a sua volta fiduciario dei vertici dell’organizzazione.

Secondo omicidio a Grumo Nevano

La seconda ordinanza di custodia cautelare scaturisce ha per oggetto l’omicidio ai danni di Aniello Ambrosio, soggetto anch’egli appartenente alle consorterie camorristiche operanti in quella zona, avvenuto nelle campagne di Grumo Nevano nel febbraio del 2014. L’uomo fu ritrovato carbonizzato nella sua auto dopo che due giorni prima erano stati rinvenuti in circostanze simili i cadaveri di Vincenzo Montino e Ciro Scarpa.

Dalle indagini svolte, sono emersi gravi indizi di colpevolezza nei confronti del predetto Francesco Pezzella quale mandante dell’omicidio e di Nicola Luongo ( già condannato per la sua appartenenza sia al clan Moccia) quale compartecipe materiale.

Il movente, secondo la ricostruzione accusatoria, è proprio la vendetta operata da Francesco Pezzella nei confronti di Ambrosio ritenuto un compartecipe dell’omicidio del fratello, Mario Pezzella, e concretizzatasi nelle modalità particolarmente cruente della esecuzione dell’omicidio. Dalle indagini è poi emerso che la scia vendicativa, nelle intenzioni del Pezzella, avrebbe dovuto estendersi ad altri soggetti ritenuti responsabili ai suoi occhi di quell’omicidio.



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