Estorsione e botte ai danni di un imprenditore del litorale domitio. In manette sono finiti BARBATO Francesce, classe 79, SAGLIANO Francesco, classe 81, CACCIAPUOTI Antonio, classe 70, e ARILLO Giovanni, classe 86.

Sul loro capo pende l’accusa di tentata estorsione in concorso mediante l’utilizzo di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.

L’inchiesta

Il provvedimento, scaturito in seguito a tempestiva attività investigativa, ha consentito di individuare responsabili. I fatti sarebbero accaduti tra l’ultima decade di giugno e le prime settimane di luglio.

I malviventi, in una circostanza, addirittura lo avevano percosso e minacciato puntandogli contro una pistola, affermando l’appartenenza al Clan dei Casalesi – fazione Bidognetti.

L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha fatto emergere un singolare sistema delittuoso.

Nel dettaglio emergeva che l’imprenditore era stato avvicinato
dall’ARILLO Giovanni, elettricista del posto, il quale, nel corso di un incontro, lo aveva intimorito, palesandogli la presenza in quell’area territoriale dei  “Casalesi – fazione Bidognetti”. Alla vittima fu riferito che il gruppo criminale avrebbe riscosso i ratei estorsivi nelle zone di egemonia. E che di certo si sarebbero fatti vivi anche presso l’attività da lui gestita.

Come preannunciato, il gruppo più volte si presentò
presso l’azienda in questione ed, in seguito all’opposizione della “vittima”, fu organizzata una spedizione punitiva che si concluse con il violento pestaggio dell’imprenditore.

Gli arresti

In data odierna il Gip presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha convalidato il fermo di Barbato, Sagliano ed Arillo,
essendo stati gli stessi rispettivamente rintracciati nei territori di Mondragone e Castel Volturno. Mentre il tribunale di Napoli Nord ha convalidato il fermo di Cacciapuoti, poiché
rintracciato a Villaricca. Al termine di interrogatorio di convalida tre soggetti sono stati accompagnati presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Un altro, invece, è finito ai domiciliari.

 

 



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