Coronavirus, quando finisce l’emergenza e quante vittime farà: le previsioni sul picco Coronavirus

Coronavirus, quando finisce l’emergenza e quante vittime farà: le previsioni sul picco Coronavirus

Coronavirus quando finisce. Quando finirà l’epidemia e quanti morti ancora ci saranno? E’ la domanda che in questo ultimo periodo si stanno facendo in molti, esasperati di vivere questo fenomeno chiusi in casa, tralasciando le normali abitudini quotidiane. I numeri che ci vengono dati dagli organi competenti non sono rassicuranti, al momento. Di buono, però, ci sono i numeri delle infrastrutture. In Lombardia i posti letto per la terapia intensiva sono arrivati a 1.200, come ha dichiarato l’assessore per la sanità Giulio Gallera, di cui 924 sono occupati. Tutti le altre cifre, adesso, non incoraggiano: i contagi sono aumentati e toccano quota 50.418, mentre i morti sono 6077 e i guariti (per fortuna di più) sono 7432.

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Coronavirus, quando finisce?

Forse a fine aprile o maggio. Difficile dirlo. La previsione ufficiale del governo, contenuta nella relazione tecnica del terzo decreto sull’emergenza, ha collocato il picco, cioè il punto più alto della curva ascedente dei contagi, il 18 marzo.

In ogni caso, è meglio non nutrire speranze eccessive. Al Sud, sulla base dell’andamento della diffusione dei contagi lombardi, si aspettano il rispettivo picco intorno a fine marzo e inizio aprile. Ma le preoccupazioni crescono: se si verificassero i numeri lombardi il sistema sanitario crollerebbe. La speranza è che la corsa ai posti letto degli ultimi giorni – si prevede di aggiungerne cinquemila in tutto il Paese in meno di 45 giorni – si riveli sufficiente per contenere l’impatto.

Situazione in Campania e al Sud

In Campania, il presidente Vincenzo De Luca ha impostato un piano per recuperare 490 posti letto, di cui 102 per la terapia intensiva. Lo scenario più severo, come ha spiegato in una delle sue dirette, prevede di utilizzare «150 posti». Noi, ha detto, «dobbiamo reggere un mese e mezzo, due mesi e poi non ci saranno medici che dovranno scegliere chi deve vivere e chi morire».

In Puglia il presidente Michele Emiliano deve rivedere i piani iniziali, spiega in una intervista a Repubblica, alla luce del rientro «inopinato dal Nord» di quasi 18.000 persone, numeri importanti e soprattutto «sottostimati» perché non tutti si sono autodenunciati. E allora la Regione, affidandosi all’epidemiologo Pierluigi Lopalco, si organizza per contenere il contagio cercando di «evitare l’ospedalizzazione».

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Quarantena e ricerca dei contagiati

In ogni caso, la strategia in tutta Italia dovrà essere mista. Quarantena, sì. Ma anche ricerca dei contagiati. In questo senso – lo ha detto anche l’équipe di medici di Wuhan venuti in Italia – l’esame del tampone viene fatto troppo poco. Serve un approccio a tappeto, non limitato solo a chi ha sintomi, dal momento che il contagio passa spesso anche attraverso gli asintomatici. Il modello indicato sarebbe la Corea del Sud. E se arriverà a breve un nuovo modello di test che consente di avere risultati in pochi minuti (e non le 24 ore necessarie adesso) questo tipo di operazione diventerà possibile.



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