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Bufera sull’Arma dei Carabinieri a Sant’Antimo. Cinque sono finiti agli arresti domiciliari e tre sono stati sospesi dal servizio, tra cui il tenente Daniele Perrotta. Le accuse sono di Corruzione, omissione d’atti d’ufficio e rivelazione del segreto d’ufficio. La DDA contestava anche il concorso esterno in associazione mafiosa.

Sant’Antimo, bufera sull’Arma dei Carabinieri

“I fatti sono molti gravi”, ha dichiarato il procuratore capo di Napoli Giovanni Melillo. “C’era un clima di asservimento alla camorra, soprattutto al clan Luca”. Secondo quanto riportato durante la conferenza stampa che si sta tenendo in Procura, Francesco Di Lorenzo, ex presidente del consiglio comunale di Sant’Antimo con l’amministrazione di centrodestra, in quota Forza Italia. Nel 2017 è stato il candidato più votato con 1200 preferenze.

Secondo gli investigatori faceva da tramite tra l’arma e la criminalità organizzata. L’obiettivo era assicurare libertà di movimento e impunità alla cosca criminale in cambio di soldi e favori. Decisive, ai fini dell’indagine, le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, tra cui Claudio Lamino.  Tra gli indagati e destinatari del provvedimento di sospensione dal servizio anche il tenente Andrea Perrotta.

I NOMI

Ai domiciliari i carabinieri Mancuso, Pelliccia, Martucci, Parmisano e Puzzo. Sospesi Di Marino, Perrotta e Carmine Dovere.

Ai domiciliari anche l’ex consigliere Francesco Di Lorenzo e Pasquale Puca.



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