Fausto Coppi: il “campionissimo” su due ruote

Fausto Coppi: il “campionissimo” su due ruote

Fausto Coppi, diminutivo di Angelo Fausto Coppi è uno tra i più conosciuti ed apprezzati ciclisti italiani. Soprannominato “il Campionissimo” o “l’Airone“. Fausto Coppi fu il corridore più famoso e vincente dell’epoca d’oro del ciclismo. Inoltre è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi. Durate la sua carriera da professionista, durata ventuno anni (diciotto se si considera l’interruzione a causa della Guerra) Coppi vinse complessivamente 151 corse su strada , 58 delle quali per distacco, e 83 su pista. Indossò per 31 giorni la maglia rosa del Giro d’Italia e per 19 giorni la maglia gialla del Tour de France. Al Giro vinse ventidue frazioni, al Tour nove.

Fausto Coppi: vita e le prime corse

Fausto Coppi nasce a Castellania, in provincia di Alessandria, il 15 settembre 1919. Quarto di cinque figli di Domenico Coppi e di Angiolina Boveri. I genitori erano originari del comune di Quarna Sotto, sebbene in seguito si spostarono proprio a Castellania, dove divennero proprietari di un fondo coltivato a granturco e vite. Dopo aver frequentato con scarso profitto le scuole elementari e affiancato il padre e il fratello maggiore nel lavoro dei campi, a tredici anni incominciò a lavorare come garzone in una salumeria a Novi Ligure. Qui il giovane Coppi effettuava consegne in bicicletta, ricevendo una paga settimanale di 5 lire e tornando dai genitori a Castellania ogni domenica.

A quindici anni, con i soldi regalatigli dallo zio Fausto, poté comprare una Maino da 520 lire. Con questa bici cominciò a partecipare alle prime corse non ufficiali. Durante una di queste corse fu notato dal massaggiatore Biagio Cavanna, che lo presentò a Learco Guerra. Quest’ultimo visto il potenziale del ragazzo lo ammise alla sua scuola di giovani corridori da poco aperta a Pozzolo Formigaro.

Coppi disputa la sua prima gara ufficiale il 1º luglio del 1937, da non tesserato, sul circuito della Boffalora, ma è costretto al ritiro per una foratura. Nel frattempo lascia l’impiego di garzone alla salumeria e lavora come macellaio per i contadini della zona. Questo impiego gli permette di  guadagnare 20 lire a settimana. Tale sommagli servirà per procurarsi una nuova bicicletta. Una Prina realizzatagli su misura da un ciclista di Asti. Con la nuova bici centra la sua prima vittoria nel luglio del 1938, da dilettante, con i colori della squadra del Dopolavoro Aziendale Montecatini di Spinetta Marengo, sul circuito di Castelletto d’Orba. Vince poi anche ad Alessandria, al Trofeo Gigi Agosta, facendo sue le 500 lire di premio.

Le gare per professionisti da indipendente

Nel 1939 Fausto Coppi gareggia tra gli indipendenti. In primavera vince il Giro del Penice, la Coppa Canepa a Genova, il Circuito di Susa, il Giro del Casentino, il Premio di Varese e il Circuito di Varzi. Il 9 aprile debutta nelle gare per professionisti, correndo il Giro della Toscana come indipendente, ma è costretto al ritiro per un incidente meccanico.

Il 28 maggio dello stesso anno partecipa alla Coppa Città di Pavia. In quell’occasione Coppi, vince, arrivando solo al traguardo. Il 4 giugno seguente si classifica terzo al Giro del Piemonte, altra gara per professionisti. Notato da Eberardo Pavesi, direttore sportivo di Bartali alla Legnano, Coppi viene messo sotto contratto a partire dal 1940, con un ingaggio mensile di 700 lire. 

Nel finale di stagione, sempre da indipendente, si classifica secondo alla Coppa Bernocchi e terzo al Gran Premio Stampa-Fiat e al Giro della Provincia di Milano. Il 14 agosto, dopo aver vinto la corsa riservata agli indipendenti disputata sul circuito mondiale di Varese.

Fausto Coppi: il record dell’ora

Nella primavera del 1942 Coppi si classifica quarto al Giro del Lazio, quinto al Giro di Toscana e al Giro dell’Emilia, ma non ottiene nessuna vittoria. Il 21 giugno a Roma si laurea per la prima volta campione italiano su strada. Superando allo sprint Mario Ricci. Pochi giorni dopo, però, è vittima di una caduta in allenamento, dove si procura la frattura della clavicola. Rimessosi in sella, nell’ottobre subito seguente si aggiudica il titolo italiano. Su consiglio del massaggiatore Cavanna, Coppi decide quindi di puntare al record dell’ora. Il 7 novembre, sulla pista del velodromo Vigorelli, si compie l’impresa. Coppi copre 115 giri e 151 metri, e stabilisce il nuovo record, 45,871 km, 31 metri.

La prova, preparata dal campione in condizioni difficili, con poche possibilità di allenamenti dietro motori a causa del carburante razionato, viene compiuta in un clima surreale. La città è sotto bombardamenti e per evitare assembramenti in pista gli organizzatori comunicano un orario falso per l’inizio della prova, tanto che gli spalti dell’impianto rimangono semi vuoti. Nonostante si scrisse che il record fu battuto sotto le bombe, l’ultimo bombardamento su Milano risaliva a 10 giorni prima. È vero anche che l’evento si svolse alle 14:30 per evitare possibili bombe. Nonostante le tensioni belliche, l’indomani il primato viene celebrato da La Gazzetta dello Sport come prova della «forza e volontà della razza italiana».

Il periodo della guerra

Il 9 aprile 1943, per via della guerra, Fausto Coppi, caporale del 38º Reggimento di fanteria della Divisione “Ravenna”, riceve l’ordine di partire. La guerra di Coppi non dura però a lungo. Il 13 aprile 1943 infatti gli inglesi lo catturano a Capo Bon, e il 17 maggio viene recluso nel campo di concentramento di Medjez el Bab, in Tunisia, passando poi al campo di Blida, vicino ad Algeri. La prigionia in Africa si conclude l’11 novembre 1944 quando riuscì ad imbarcarsi come autista in direzione di Napoli. Sin dall’arrivo in Italia il pensiero di Coppi, pur sofferente per lievi forme di malaria e ulcera gastrica, è capire come riprendere l’attività professionistica. A Caserta incontra il calciatore del Napoli Umberto Busani, che lo mette in contatto con Gino Palumbo, giornalista che lavora alla redazione sportiva della Voce. Proprio a Palumbo Fausto Coppi rivelò la sua voglia di ritornare a gareggiare, ma non  aveva altro che una bici militare. Il giornalista dunque con un annunciò riuscì a procurargli una bicicletta donatagli da un falegname di Grumo Nevano. Proprio a Grumo Nevano, infatti Fausto Coppi gareggiò per una gara di ciclocross.

Nella primavera del 1945 Coppi riesce così a tesserarsi con la sezione ciclismo della Polisportiva S.S. Lazio, dove lo seguirà anche il fratello Serse. Sarà Edoardo Nulli a fornirli le biciclette da competizione e gareggerà con la sua maglia. Con la S.S. Lazio Ciclismo si aggiudica, a distanza di tre anni dagli ultimi trionfi, cinque vittorie, la Coppa Salvioni e la Coppa Candelotti nel Lazio, e quindi il circuito degli Assi a Milano, il circuito di Ospedaletti e il circuito di Lugano, ristabilendosi definitivamente nel Nord Italia ormai libero. Il 22 novembre sposa Bruna Ciampolini.

Fausto Coppi: la rivalità con Gino Bartali

Nella primavera del 1946 riprendono le competizioni professionistiche dopo la fine della guerra. A inizio stagione Coppi lascia la Legnano di Pavesi e Bartali e firma per la Bianchi. Per tutto il decennio successivo indosserà la famosa casacca bianco-celeste, dando vita a un leggendario binomio con la casa ciclistica milanese e a un’ancora più celebre rivalità con Bartali. Il cambio di maglia dà immediatamente i suoi frutti. Il 19 marzo l'”Airone” vince infatti la Milano – Sanremo. A maggio dello stesso anno si classifica secondo al Campionato di Zurigo e si aggiudica il Giro di Romagna. Il 15 giugno si ripresenta al via del Giro d’Italia a distanza di sei anni dal trionfo del 1940. In quel Giro i favoriti sono lui e Bartali, ma è Coppi a vincere la Prato-Bologna. 

La stagione 1947 di Coppi si apre con un abbandono alla Milano – Sanremo e con la vittoria al Giro di Romagna. Coppi partecipa quindi al Giro d’Italia, rivaleggiando nuovamente con Bartali. La gara si accende subito. 

Al successivo Giro di Svizzera Bartali stravince, su Coppi. Quest’ultimo però riesce comunque a trionfare nella Losanna-Ginevra al penultimo giorno di gara. Il 31 agosto l'”Airone” vince anche il Giro del Veneto, dopo una fuga solitaria di 170 km. Nei due mesi seguenti si aggiudica in successione l’Attraverso Losanna con un attacco da finisseur, il Grand Prix des Nations, il titolo mondiale dell’inseguimento e il Giro dell’Emilia su Bartali. Il 26 ottobre trionfa infine per la seconda volta al Giro di Lombardia. In quella gara, dopo aver raggiunto in solitaria e staccato il fuggitivo Fiorenzo Magni in Valbrona, s’invola per 59 km e all’Arena Civica di Milano il secondo, Gino Bartali. La stagione non è conclusa: nell’inverno tra il 1947 e il 1948 Coppi, forte di importanti ingaggi, si dedica alle riunioni su pista, partecipando a ventuno gare di inseguimento e primeggiando su rivali come Rik Van Steenbergen, Antonio Bevilacqua e Theo Middelkamp.

La consacrazione e la morte

Il 1949 è l’anno della definitiva consacrazione internazionale per Coppi. Il 19 marzo infatti vince per la terza volta la Milano-Sanremo. Dopo il secondo posto al Giro del Piemonte, l’8 maggio si aggiudica in solitaria anche il Giro di Romagna (terzo successo per lui). Al Giro d’Italia, partito da favorito, vince in volata la quarta tappa, la Cosenza-Salerno. Si rende poi protagonista nella frazione dolomitica da Bassano del Grappa a Bolzano. Otto giorni dopo, il 10 giugno 1949, firma quella che resterà la sua impresa più celebre, con 192 chilometri di fuga nella tappa Cuneo-Pinerolo, la terzultima di quella Corsa rosa. Approfittando di una foratura di Bartali ad Argentera, Coppi va all’attacco in solitaria e dopo arriva al traguardo da vincitore.

Conquistato il terzo Giro, Coppi affronta il suo primo Tour de France: in quella corsa è co-capitano della Nazionale con Bartali, e prima di partire i due, firmano il cosiddetto patto di Chiavari, in cui s’impegnano a non ostacolarsi durante la gara. Il Tour di Coppi parte però molto male, e dopo le prime quattro tappe il campione piemontese perde già 18 minuti dalla maglia gialla Jacques Marinelli. Tre giorni dopo Coppi si rifà e vince. 

Su quest’onda di vittorie il nome di Fausto Coppi è sempre più in alto. Il campione riceve titoli internazionali e tutti ne riconoscono la bravura, per questo l’improvvisa morte lasciò tutti sconvolti. L’Airone, infatti durante un viaggio con alcuni colleghi nel dicembre del 1959 contrasse la malaria. Rientrato in Italia, i medici però non riuscirono ad individuare il virus e lo cominciarono a curare per una semplice influenza. Il campione però nonostante i medicinali stava sempre peggio. Infatti il primo gennaio del 1960 entra in coma e il giorno seguente perde conoscenza. Fausto Coppi muore alle 8:45 del 2 gennaio 1960, all’età di quarant’anni.

 

 

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