Morto a Zurigo Sergio Marchionne: aveva 66 anni

Morto a Zurigo Sergio Marchionne: aveva 66 anni

È morto a Zurigo Sergio Marchionne. L’ex ad di Fca era ricoverato all’Universitatsspital dove era ricoverato da fine giugno per un’operazione alla spalla. Le sue condizioni si sono aggravate giorno dopo giorno sino a costringere l’azienda a rinnovare i vertici a partire dalla nomina di Mike Manley come nuovo ad. Marchionner aveva 66 anni, lascia la compagna Manuela e due figli.

Famoso per aver rivoluzionato il mondo Fiat, negli ultimi anni della sua vita ha ricoperto ruoli fondamentali come quello di amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles N.V., FCA Italy e Presidente e amministratore delegato di FCA US; di Presidente di CNH Industrial N.V. e Ferrari N.V., oltre che Presidente e amministratore delegato di Ferrari S.p.A.

Lo scorso 21 luglio, Marchionne era stato sostituito al vertice di FCA quando il Consiglio di amministrazione ha deciso di indicare Mike Manley come suo successore. La decisione fu presa in seguito alle condizioni critiche di salute dello stesso Marchionne che, operato ad una spalla alla fine del mese di giugno, non si sarebbe mai ripreso. Aveva un tumore alla pleura, dovuta forse in parte al vizio del fumo.

LA CARRIERA PRIMA DELLA FIAT

Nato a Chieti nel 1952, quando aveva 14 anni Sergio Marchionne si trasferì con la sua famiglia in Ontario, Canada, dove si era già stabilita, esule dall’Istria, la zia materna. Qui si laurea in filosofia presso l’Università di Toronto, e poi successivamente anche in legge alla Osgoode Hall Law School of York University. Ancora, consegue presso la University of Windsor un Master in Business Administration (MBA). Ma ben presto lascia il mondo forense per cominciare a muovere i primi passi in quello imprenditoriale.

Già all’inizio degli anni Ottanta lavora per la società Deloitte Touche e in altre simili, fino al febbraio del 2002, quando è nominato Amministratore Delegato della SGS di Ginevra, azienda leader mondiale nei servizi di ispezione, verifica e certificazione, un gruppo forte di 55mila dipendenti in tutto il mondo. È proprio in questo ambiente che il suo nome comincia a essere stimato dagli esperti economisti e finanziari internazionali. Nel marzo del 2006 è eletto Presidente della Società di Ginevra, incarico che ha mantenuto fino alla fine dei suoi giorni. Dal 2008 fino ad aprile 2010 ricopre la carica di vicepresidente non esecutivo e Senior Independent Director di UBS.

LA RIVOLUZIONE FIAT 

Nel 2003 entra nel Consiglio di Amministrazione del Lingotto su designazione di Umberto Agnelli. Per le sue doti dimostrate nella SGS, dopo la morte di Agnelli e in seguito alle dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Morchio, Sergio Marchionne è nominato dal primo giugno 2004 Amministratore delegato del gruppo FIAT, in seguito denominata Fiat Group Automobiles. A giugno 2009 assume la carica di Amministratore Delegato di Chrysler Group ora FCA US. A maggio 2010 è entrato a far parte del Consiglio di Amministrazione di Exor S.p.A. Ha ricoperto inoltre la carica di Presidente di Fiat Industrial S.p.A. da gennaio 2011, a seguito della scissione del Gruppo Fiat, fino al settembre 2013 quando si fuse con la CNH Global, dando vita alla CNH Industrial, di cui diventa Presidente. Nel 2012 è risultato essere il manager più pagato in Italia, tra le società italiane allora quotate in Piazza Affari.

LA POLEMICA DEI SINDACATI

Numerose le critiche volte al noto imprenditore, dopo aver chiuso o ridimensionato alcuni stabilimenti Fiat. Tra questi il più conosciuto è stato, certamente, quello di Termini Imerese in Sicilia, che occupava quasi duemila dipendenti. Al centro dei progetti degli ultimi anni, c’è stato anche lo stabilimento di Pomigliano in Campania, i cui lavoratori hanno a lungo scioperato contro i piani industriali di FCA considerati non “sufficienti a garantire il futuro occupazionale dei lavoratori”.

Le politiche di gestione dei lavoratori hanno portato a numerosi scontri con il mondo sindacale, a partire dalla FIOM dell’era Landini, che presentò ricorso ai giudici di Torino, Modena e Vercelli poiché esclusa dalle Rsa per non aver firmato il contratto specifico della Fiat che richiama l’articolo 19 della legge 300 del 1970. La FIOM denunciò l’incostituzionalità dell’art. 19 dello statuto dei lavoratori per violazione degli artt. 2, 3 e 39 (principio della libertà sindacale) della Costituzione. I giudici sollevarono il caso dinanzi alla Corte Costituzionale, che dichiarò “l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento), nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale possa essere costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”; consentendo la rappresentanza sindacale ai soli firmatari del contratto aziendale, quindi, l’art. 19 legge 300/70 contrastava con i valori del pluralismo e della libertà di azione della organizzazione sindacale. Dopo la decisione dei giudici, la Fiat dichiarò la disponibilità ad accettare la nomina dei rappresentanti sindacali aziendali della FIOM.

 

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