De Luca De Magistris rifiuti

Napoli. Da giorni ormai la città di Napoli vive una nuova crisi dei rifiuti. La causa scatenante è la solita manutenzione all’inceneritore di Acerra: una delle tre linee è ferma. Proprio per questo la raccolta va a rilento e a soffrire è l’unica città dove ancora non si riesce a fare la differenziata in modo serio, Napoli.

Il sistema rifiuti in Campania infatti si porta dietro la zavorra della mancata differenziata nel capoluogo che raggiunge un irrisorio 30% ben lontano dal traguardo minimo del 50%. Non fare la differenziata significa bruciare molto più ad Acerra e questo logicamente alle prime difficoltà dell’impianto manda in tilt tutto il sistema di raccolta. Napoli infatti è di gran lunga la città che incenerisce più rifiuti in Campania sia per le sue dimensioni, sia perché la sua ammintrazione da sette anni non è capace di differenziare la raccolta dei rifiuti.

Per questo il Presidente De Luca ha stabilito che per 10 giorni invece delle balle stoccate a Ponte Riccio vengano portati fuori regione i rifiuti di Napoli. Decisione che di fatto blocca seppur per poco la procedura che sta permettendo la rimozione delle balle dalla zona Asi di Giugliano e che già per altri lotti procede più che lentamente.

Una scelta che se da un lato permetterà a Napoli di non farsi trovare piena di rifiuti nel ponte del primo maggio, dall’altro penalizza di nuovo la terza città della Campania. E’ chiaro che uno stop di dieci giorni a fronte di balle che stanno lì da anni è una scelta più che logica per salvare l’immagine di Napoli. Si apre però ad un precedente che desta una certa preoccupazione anche in vista dell’impianto che la Regione vuole costruire a Giugliano proprio per smaltire le balle di Taverna del Re: se un domani tutto il sistema andasse di nuovo in tilt per un guasto o un altro motivo a pagarne le spese saranno sempre i giuglianesi che già da trent’anni salvano la faccia ai napoletani? Una soluzione ci sarebbe e si chiama differenziata, quella che  venne promessa come prima vittoria della rivoluzione arancione di Dema ma che per ora resta solo un miraggio.

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