Melito, la vita da “capo” del baby-boss: a 16 anni omicidi e movida

Melito, la vita da “capo” del baby-boss: a 16 anni omicidi e movida

E’ accusato di essere il reggente del clan Amato-Pagano di Melito. Una delle forze criminali più pericolose della compagine camorristica nelle mani di un 16enne. D. A., nipote di Lello Amato e Cesare Pagano, i “padri” della prima faida di Scampia che decretò la scissione della cellula ribelle degli Amato-Pagano dal gruppo di Ciruzzo ‘o Milionario, è stato ammanettato e condotto ai Colli Aminei con l’accusa di essere il mandante e l’esecutore del duplice omicidio consumatosi il 20 giugno 2016 in via Giulio Cesare, nel parco Padre Pio.

Nel corso di quell’agguato, il minore rimase anche ferito durante una precipitosa fuga a bordo di uno scooter, tanto che gli investigatori, in un primo momento, ipotizzarono che fosse lui stesso il bersaglio dell’agguato in cui morirono Mohammed Nuovo e Alessandro Laperuta, due affiliati che secondo la Procura non si sarebbero “adattati” agli ordini del clan.

Amato junior a 16 anni conduce già una vita da adulto. Mentre il resto dei suoi coetanei è diviso tra scuola e famiglia, il baby-boss viene descritto dagli ambienti malavitosi come un ragazzo amante della movida e dei tatuaggi, frequentatore dei locali notturni, appassionato di viaggi, molti di quali fatti in Spagna, la stessa Spagna dove suo zio costruì una fortuna economica prima di dichiarare guerra ai Di Lauro nella faida di camorra che insaguinò le strade di Melito e Secondigliano nei primi anni duemila. Per gli adolescenti, D.A., merita rispetto e incute timore per il cognome che porta, come testimoniano le decine di messaggi di ammirazione e devozione pubblicati sul suo profilo Facebook.