Marano, Mauro Bertini: una vita da indagato

Marano, Mauro Bertini: una vita da indagato

L’ex Primo cittadino, indagato per corruzione, denuncia per calunnia i suoi accusatori. Durante il suo mandato di sindaco di Marano (1993-2006) è stato querelato circa 30 volte.

Ancora una volta sotto inchiesta, ancora una volta nel tritacarne mediatico per un’accusa di corruzione mossa, questa volta, nei suoi confronti dai Cesaro: affermano che lei avrebbe chiesto e ottenuto da loro la somma di 50.000 euro nella faccenda PIP. Come vive questo momento particolarmente delicato?

“La mia è una vita da indagato. E’ una vita che passo da una incriminazione all’altra, tutte, guarda caso, mosse da un certo tipo di mondo (quella della camorra, dell’imprenditoria e cosi via) che ha scelto il ricorso alla via giudiziaria (oltre a quella politica quando ha osteggiato in tutti i modi la mia elezione a sindaco), per cercare di fermare l’unica esperienza amministrativa, durata 13 anni, che non sono riusciti a condizionare o, come nel caso di cui si parla, per delegittimare una storia e invalidare una testimonianza; tutte storie conclusesi fino a oggi con piena assoluzione e credo che anche questa volta non ci sarà eccezione”.

Ha qualcosa da dire nel merito della precisa e circostanziata accusa che le viene mossa?

“Ho risposto con i fatti. Nella giornata di giovedì 8 giugno è stata depositata dal mio avvocato una denuncia querela per calunnia che ho sporto nei confronti dell’Architetto Aniello Cesaro, perché non c’è niente di vero nella storia che ha raccontato: non ho chiesto né ho ottenuto un centesimo, non è vera nemmeno una delle circostanze che ha indicato e posso dimostrarlo con fatti e documenti. D’altra parte tutto il lavoro serrato e continuo da me svolto in Consiglio Comunale per tentare di recuperare tutte le storture del PIP operate dai F.lli Cesaro non avrebbe nessuna logica se io fossi stato loro complice”.

Crede che questo lavoro da lei fatto in Consiglio abbia contribuito ad accendere i riflettori su una vicenda che ogni giorno rivela i contorni di un disastro sempre più grave?

“Non credo, perché, da quello che ho capito nel corso dell’interrogatorio cui sono stato sottoposto, la Magistratura era già da molto tempo sul pezzo. il PIP era, e ormai mi sembra impossibile che possa ritornare a esserlo, il progetto più significativo e importante per il rilancio economico e occupazionale della città e per il suo futuro: tentare di recuperarlo era per me una esigenza irrinunciabile. Non era certo mio interesse attaccare i Cesaro o creare problemi a loro o alla loro impresa, ma non potevo non tentare il tutto per tutto perché Marano avesse il suo polo produttivo. Per questo posi il problema non in Procura, ma nella sede politico-amministrativa più idonea: il Consiglio Comunale, dove il mio gruppo sviluppò il tema già in una delle prime sedute del periodo Liccardo e, con puntigliosità straordinaria, riproposto in due ulteriori successive mozioni. Proprio su quest’ultima, Liccardo (ex sindaco di Marano, ndr) fu messo in minoranza dalla componente diguidiana e si vide costretto alle prime dimissioni. E’ chiaro che se Liccardo avesse voluto, saputo o potuto muoversi avrebbe avuto tutto il tempo e tutti i mezzi per rimettere in sesto la barca”.

A proposito dell’interrogatorio cui ha fatto cenno può dire qualcosa?

“Sono stato interrogato dal P.M. D’Avino che ho trovato molto competente e lucido. Credo di aver fornito risposta a tutte le situazioni per le quali mi ha chiesto chiarimenti e me ne sono uscito con la convinzione che la cosa è in buone mani. Certo un po’, anzi più di un pò, inquieta il fatto di aver ritrovato il giorno dopo l’interrogatorio spiattellato pari pari su un foglietto di quart’ordine che viene pubblicato online dalle nostre parti”.

Può essere più preciso su questo punto?

“Rivelare dati riservati è un reato e non può non suscitare inquietudine il fatto che il giorno successivo a quello dell’interrogatorio un quotidiano a stretta tiratura locale pubblichi, con l’enfasi dell’ “esclusiva”, una perfetta sintesi di quello che ci siamo detti nel chiuso di una stanza della Procura. Viene da domandarsi chi e perché può aver interesse a far trapelare notizie riservate, commettendo e inducendo a commettere un reato, affidandole non a qualche giornalista importante, noto per i suoi lavori d’inchiesta, ma a un anonimo cronista di provincia che, fondamentalmente, scrive per sé e per i suoi e ha livori e rancori personali da sfogare che si sono acuiti e ancor più esasperati in questi giorni, dopo che al PM, che come da prassi mi chiedeva se intendevo rimettere la querela per diffamazione a mezzo stampa che tempo fa ho sporto nei suoi confronti, ho risposto che era mia ferma intenzione portare avanti l’azione penale e risarcitoria, ed è a questo punto che è scattato il delirio”.

C’è un motivo, secondo lei, per cui questo giornalista ce l’ha tanto con lei?

“Credo che il nostro personaggio, essendo un prodotto autentico della paesanità tribale di Marano, sia perfettamente e consapevolmente funzionale a quel progetto di criminalizzazione e delegittimazione della mia persona di cui parlavo prima, a cui collaborano in tanti e per il quale lui fa diligentemente la sua parte. Certo non può non sorprendere il fatto che in tutto questo ambaradan trovi tempo e modo di sparlare sempre e solo di me, guardandosi bene dal pubblicare le veline degli interrogatori di Di Guida e di altri indagati di ben diverso spessore”.

A questo punto cosa pensa di fare con la politica?

“Avevo seriamente cominciato a considerare che, forse, era il caso di ritenere sufficiente il contributo dato fin qui, ma, dopo le ultime vicende, ho capito che sono ancora io a preoccupare certi personaggi, per cui, età o non età (Bertini ha 73 anni ndr), mi sto convincendo a ripensarci”.

A cura di Mimmo Rosiello