La Torre di Pandolfo Capodiferro e analogie con la Torre del palazzo Baronale di Giugliano 

La Torre di Pandolfo Capodiferro e analogie con la Torre del palazzo Baronale di Giugliano 

Pandolfo Capodiferro (caput ferrum)  fù un importante Principe Longobardo di Capua e Benevento, potente ed influente nella sua epoca , nacque a Capua nella prima metà del secolo X e  sposò la principessa Aloara figlia di Atenolfo dei Longobardi , la quale dopo la sua morte  farà varie  donazioni di terre tra cui alcune a Casacelle nel territorio di  Giugliano e documentata da Antonio Pirozzi nel libro  “ Giugliano Aspetti di Storia documentati…..” che prova l’appartenenza dei territori Giuglianesi ai Longobardi di Capua;

La Torre , nelle foto prima della distruzione ad opera dei tedeschi durante la II° guerra mondiale ; presenta delle analogie formali e tipologiche rispetto a quella che poi probabilmente è stata inglobata nel Palazzo Baronale da Cosmo Pinelli ; anche la funzione trova una sua logica in quanto il confine tra il Ducato di Napoli e I territori Longobardi di Capua era l’antico tratto della consolare l’attuale corso Campano; si potrebbe quindi ipotizzare una preesistenza di questa torre alla costruzione del Palazzo di epoca ancora più antica di quanto ritenuto fino ad oggi (almeno come strutture) perché poi gli elementi che si scorgono nelle foto sono di epoche successive angioina e aragonese ;

La torre di Pandolfo era a pianta quadrata con lati di circa 13 mt e alta circa 25. nella costruzione si usarono materiali di recupero provenienti dalla antica Minturnae ; fu edificata per proteggere i confini dai Saraceni  intorno al 930 a sud del fiume Garigliano  su probabili resti di epoca romana ed era parte di un sistema di torri simili lungo la linea di costa a protezione del confine a nord dei territori Capuani

Pandolfo , nel 960 senza saperlo assistette alla nascita della lingua Italiana , partecipò alla causa tra l’abate di Cassino  e tale Rodelgrimo, i testimoni che accompagnavano l’abate resero la loro testimonianza, con la celebre formula: «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti», Politicamente  arginò l’espansione dei Bizantina da Napoli e seppe garantire una autonomia al principato da Imperatori e Papi.

 

a cura dell’Architetto Francesco Russo