Caivano, Giuseppe Raimo ucciso sotto casa: voleva la piazza di «Rosetta ‘a terrorista»

Caivano, Giuseppe Raimo ucciso sotto casa: voleva la piazza di «Rosetta ‘a terrorista»

Ancora sangue sulle strade dell’area nord. Dopo l’omicidio di Nicola Notturno in via Ghisleri, la medesima sorte è toccata a Giuseppe Raimo, nel Parco Verde di Caivano, a distanza di ventiquattro ore dal primo agguato.

Intorno alle quattro del mattino due colpi di pistola hanno freddato il 52enne, già noto alle autorità, ritenuto dagli inquirenti un personaggio di secondo piano nel panorama criminale del Parco Verde. Il sicario gli ha esploso due colpi di pistola – come riporta Il Mattino –  ad una distanza ravvicinata, precisamente al viso, che hanno causato l’immediato decesso della vittima. Il corpo è stato ritrovato sulla consunta plastica nera dell’ingresso dell’isolato B2\6: cioè la base operativa della cosiddetta piazza di spaccio dei «carcerati», controllata e gestita in passato da Rosa Amato, nota come «Rosetta ‘a terrorista».

La detonazione dei colpi ha attirato l’attenzione dei condomini, in particolar modo di un vicino, la cui identità è segreta: gira voce che sia imparentato con «Rosetta ‘a terrorista». Quest’ultimo ha soccorso Giuseppe Raimo, trasportandolo con la propria vettura al pronto soccorso del San Giovanni di Dio di Frattamaggiore. Inutile l’intervento del personale medico, Raimo era già morto. Ad avvertire le forze dell’ordine gli stessi medici, che hanno contattato gli agenti del commissariato di Frattamaggiore, i quali a loro volta hanno informato i poliziotti del commissariato di Afragola, che coordinati dal pubblico ministero della Dda di Napoli hanno avviato le indagini.

La scientifica del commissariato di Afragola ha rinvenuto tracce di sangue e la presenza di un bossolo. Stando ad una prima valutazione del medico legale, il primo proiettile si sarebbe conficcato alla fronte della vittima; il secondo, invece, nella zona orbitale dell’occhio destro. Insomma, una morte fulminea da cui nessuno si sarebbe potuto salvare. Secondo gli inquirenti non è da escludere che Giuseppe Raimo sia stato tratto in inganno, magari da qualcuno di cui si fidava ciecamente, tanto da attendere l’arrivo di qualcuno nell’isolato B2\6, senza portare con sé un’arma con cui proteggersi. Tra le piste tracciate dagli investigatori, quella che appare la più plausibile è quella secondo la quale Raimo volesse a tutti i costi una delle principali piazze di spaccio. Un desiderio mai esaudito e respinto più volte da chi quelle piazze di spaccio le gestiva ormai da tempo. Forse alla matrice di quell’esecuzione c’era proprio quella richiesta, un’ ipotesi che potrà esser confermata solo al termine delle indagini.