Una rete di truffe online sofisticate, gestite da informatici legati al clan Mazzarella, avrebbe permesso alla camorra di incassare fino a 400mila euro in una sola giornata. È quanto emerge da una nuova inchiesta giudiziaria che punta i riflettori su un sistema criminale capace di evolversi nel digitale, trasformando la classica truffa del “finto bancario” in un vero e proprio business milionario. Secondo gli investigatori, in un’occasione i truffatori sarebbero riusciti persino a ottenere un bonifico da 60mila euro, convincendo la vittima di essere in contatto con operatori bancari ufficiali.
L’inchiesta sul clan Mazzarella
Tra i principali indagati figurano esponenti di vertice del clan Mazzarella, tra cui Michele Mazzarella e la moglie Marianna Giuliano, oltre ad Alberto e Ciro Mazzarella. Sotto inchiesta, ma attualmente a piede libero, anche Antonio Licciardi, che secondo gli investigatori avrebbe organizzato un assalto al centro di smistamento delle Poste di Milano, da cui sarebbero state trafugate diverse carte di credito. Il furto avrebbe rappresentato il primo passo per entrare in contatto con i clienti e avviare le truffe.
Finte filiali bancarie e call center abusivi
Le indagini hanno inoltre fatto emergere la presenza di due filiali abusive di banche, create per rendere più credibile la truffa. Una sarebbe stata allestita nella periferia orientale di Napoli, mentre un’altra sarebbe stata attiva in Spagna. I truffatori operavano come veri e propri operatori di call center. Per convincere le vittime, parlavano con accento lombardo, così da trasmettere maggiore affidabilità e far credere di essere impiegati di istituti di credito del Nord Italia.
Uno dei metodi utilizzati era lo sdoppiamento del numero di telefono: le vittime, controllando su Internet il numero da cui venivano chiamate, trovavano effettivamente un collegamento con la propria banca, senza accorgersi che si trattava di una sofisticata manipolazione della linea.
Sessanta vittime delle truffe
Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero circa sessanta i cittadini truffati, tra cui anche un dipendente bancario. L’organizzazione, composta da esperti informatici e operatori telefonici, riusciva a convincere le vittime a fornire dati sensibili o a effettuare bonifici verso conti controllati dal gruppo criminale.
L’accordo tra i clan Licciardi e Mazzarella
Dall’inchiesta emergerebbe inoltre una collaborazione tra due clan storicamente rivali, i Licciardi e i Mazzarella. Nonostante le tensioni sul piano militare, i Licciardi avrebbero messo a disposizione dei rivali un proprio informatico, contribuendo allo sviluppo delle truffe online.
Le misure cautelari
Le autorità hanno disposto misure cautelari nei confronti di: Emanuela Brusco, Gennaro Brusco, Ferdinando Coronella, Umberto Costagliola, Ernesto De Carlo, Alberto Mazzarella, Ciro Mazzarella, Michele Mazzarella, Giuseppe Messina, Marco Ostroschi, Antonio Pisanti e Valerio Ripoli. È stato inoltre disposto il divieto di dimora in Campania per: Vincenzo Crisci, Aniello Evangelista, Marianna Giuliano e Anna Imparato.
L’evoluzione digitale della criminalità
L’indagine conferma come la criminalità organizzata stia investendo sempre più nelle truffe informatiche, un settore capace di generare profitti enormi con rischi relativamente bassi rispetto alle attività criminali tradizionali.






