Alessandro Siani è stato ospite di Verissimo su canale 5. L’attore e regista partenopeo al compimento dei 25 anni di carriera ha parlato non solo del prossimo film in uscita delle sale “Chi ha incastrato Babbo Natale”, ma anche del suo passato.

Il rapporto coi genitori

Raccontando il legame coi genitori, Siani esclama: “Da mio padre ho preso questo senso dell’ironia, mentre da mia madre ho preso questo senso, diciamo, poetico”.

L’amore per Napoli

Da napoletano verace, l’amore nei confronti della città è sempre stato molto intenso. Lo stesso Siani non ha mai smesso di difendere l’identità partenopea nei luoghi in cui ha lavorato. Sull’ormai celebre definizione di LeFigarò, Siani risponde: “Una delle pagine più brutte del giornalismo internazionale, grande falsità, terribile, Napoli è una città unica, vive delle piccole invidie. Visto che sono degli sfigati li chiamerò Sfigarò. È una città meravigliosa, è in continuo movimento, Napoli trova tante soluzioni. Ci sono i quartieri spagnoli dove ogni casa, soprattutto in questo periodo, diventa una sorta di centro commerciale, dove le persone si aiutano tra loro.

Abbiamo una grande umanità, siamo pieni di persone che hanno una certa aridità, Napoli mantiene questa grande capacità di essere solidale e ha una grande tolleranza.” Ovviamente non poteva mancare il passaggio su Diego Armando Maradona: “Maradona ci ha resi felici, ha insegnato a noi napoletani la vittoria, un popolo che ha sempre subito tanto, anche inspiegabilmente. Maradona è stato disarmante, ha cambiato il dna di un popolo e ha avuto la capacità di restare unico e vicino alla gente. Organizziamo uno spettacolo al teatro, Maradona che raccontava la sua vita e quello che mi ricordo è, prima di entrare in scena, 5 minuti prima, entrai e Diego aveva gli occhi spaventati per affrontare il pubblico. Mi chiese “ce la faccio?” E vidi la fragilità di un uomo che non voleva deludere la gente. Maradona se n’è andato in un periodo in cui gli stadi erano chiusi, come se avesse pensato: “Se non ci stanno loro, ma io che ci sto a fa?”

 

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