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Maltrattata in famiglia e abusata dal padre. Dopo anni di violenze, una ragazza, oggi 19enne, è riuscita a scappare da casa e a raccontare la sua vicenda alle forze dell’ordine. Oggi la Procura di Roma ha comunicato di aver iscritto nel registro degli indagati i due genitori per maltrattamenti; al papà contestato anche il reato di violenza sessuale.

Costretta a lavorare 12 ore al giorno e violentata dal padre: scatta l’inchiesta

Mette i brividi la storia che arriva dalla Capitale, zona Ponte Milvio. Una coppia di genitori avrebbe costretto la figlia a lavorare 12 ore al giorno per anni, compresi i weekend, impedendole di studiare. Dal 2012, a 9 anni, è iniziato il suo incubo. Lavorava di giorno nel negozio di famiglia e di notte sperava che il papà non entrasse nella stanzetta per violentarla. Una situazione raccapricciante che si sarebbe protratta per anni, anche durante l’adolescenza, senza che la mamma muovesse un dito.

La fuga e la denuncia

Raggiunto il18esimo anno di età, la giovanissima riesce finalmente a scappare di casa e lo scorso dicembre bussa alla porta di un centro anti-violenze per raccontare gli abusi e i maltrattamenti subiti. Gli insegnanti di liceo, qualche anno fa, avevano già subodorato qualcosa perché vedevano la ragazza chiudersi ogni giorno di più in se stessa. Le docenti però non sospettavano neanche lontanamente cosa le accadesse tra le mura domestiche.

Lo scorso gennaio, poi, sollecitata dai responsabili del centro violenze, la ragazza decide di sporgere denunciare alla Polizia e raccontare tutto ciò che ha vissuto a partire dal 2012. Le sue giornate sono state segnate dall’isolamento e la paura. Non andava al parco, a fare compere o studiava come tutti gli altri bambini. Quasi tutto il giorno lo passava tra le mura di un negozio di articoli casalinghi gestito dai genitori e la notte tremava nel letto per paura che il padre potesse abusarla.

Le indagini

La Procura ha deciso di fare luce, dopo l’informativa della Polizia. Gli investigatori in questi giorni hanno bussato alla porta dei genitori, non per riportare a casa la figlia scomparsa, ma per notificargli un divieto di avvicinamento alla 19enne.

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