Sul tema pensioni, non è stato ancora raggiunto un accordo nella maggioranza: l’obiettivo del Governo sarebbe quello di introdurre con gradualità Quota 102 e, successivamente, Quota 104, cercando di evitare il ritorno alla legge Fornero, cosa che secondo alcuni pare inevitabile con l’addio a Quota 100.

Tema pensioni

Il superamento di Quota 100, pur con la proposta di Draghi di passare con gradualità a Quota 102 e poi a Quota 104, conferma le divisioni all’interno della maggioranza, soprattutto nella Lega, che vorrebbe creare un fondo ad hoc per le PMI; nel centrosinistra, invece, si guarda ad una “correzione” che favorisca perlomeno i lavoratori delle PMI, le donne e le persone svantaggiate, includendo anche la proroga dell’Ape social.

Il Premier Mario Draghi incontrerà domani sera i sindacati Cgil, Cisl e Uil per un confronto sulla Legge di bilancio 2022: il dibattito avrà come perno principale proprio il tema delle pensioni.

L’uscita anticipata dal lavoro con Quota 102 nel 2022 e nel 2023 e, in seguito, l’approdo a Quota 104 nel 2024, è la proposta del ministro Daniele Franco per sostituire Quota 100 (che prevede la pensione anticipata se si hanno 62 anni d’età e 38 di contributi), in scadenza il prossimo 31 dicembre. Un’ipotesi che ha tenuto banco per qualche giorno e ora già superata da un’alternativa più graduale, che vede l’uscita dal lavoro a Quota 102 per l’anno 2022, a Quota 103 nel 2023 e a Quota 104 nel 2024.

Da Quota 102 a Quota 104

La seconda ipotesi avanzata, ossia di allungare la fase di transizione, prevede l’introduzione di Quota 102 nel 2022, Quota 103 nel 2023 e Quota 104 (ovvero in pensione a 66 anni) nel 2024.

Con Quota 102, potranno andare in pensione le persone nate nel 1958, ossia quelle con 38 anni di contributi, che potevano lasciare il lavoro già quest’anno. Nel 2023, invece, toccherà a coloro che sono nati nel 1959, i quali potevano già diventare pensionati se in possesso dei contributi sufficienti. Non potrà ritirarsi chi è nato nel 1960, pure se dovesse contare su 41 anni di contributi. Anche in questo caso, non cambia nulla: si tratta, infatti, delle stesse persone che non possono usufruire di quest’opportunità quest’anno, perché non hanno ancora 62 anni. Infine, potranno usare l’eventuale nuova misura nel 2022, quelli che sono nati prima del 1959 ma si sono ritrovati, nell’annata attuale, con meno di 38 anni di contributi: si tratta di chi ha iniziato a lavorare non prima dei 25 anni, con una carriera continua.

Un’ipotesi che potrebbe passare attraverso una transizione rapida di due anni, offrendo per il 2022 la possibilità di uscita con 64 anni d’età e 39 anni di contribuzione ai lavoratori in parte o totalmente «retributivi». Si tratterebbe di una Quota 103 di fatto (per i soggetti interamente contributivi e che hanno cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995 è già previsto un canale di pensionamento anticipato con 64 anni).

Quota 104 è infine la più restrittiva: prevede che l’età per andare in pensione sia fissata a 66 anni. L’impatto sulla spesa pubblica è ora difficile calcolarlo, dato che dipenderà molto se sarà libera o con una base minima di età e contributi raggiunti.

La questione giovanile

Il tema delle pensioni, che prevede il superamento di Quota 100, non ha al contempo messo in evidenza la drammatica situazione dei lavoratori più giovani. Secondo gli esperti, tra 15 anni, più della metà di coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 avrà una pensione inferiore alla soglia di povertà. Se oggi l’assegno copre tra l′80% e il 90% dell’ultimo reddito, tra dieci anni i lavoratori dipendenti dovranno fare i conti con il 60-70% sull’ultima retribuzione e quelli autonomi con il 40-50%.

I dati forniti potrebbero anche essere troppo ottimistici, in quanto non si considera che, attualmente, è presente una forte discontinuità lavorativa e che le ultime generazioni già oggi hanno redditi da lavoro più bassi, rispetto a quelli più anziani e prossimi alla pensione.

I problemi per i giovani lavoratori di oggi restano: discontinuità, buchi contributivi, paghe più basse, lavoro precario.

 

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