Tornano a chiedere attenzione sulla vicenda di un bambino di 9 anni con autismo grave e non verbale, che frequenta un istituto scolastico nel quartiere Scampia, a Napoli, l’europarlamentare di Avs Francesco Emilio Borrelli e l’avvocato della famiglia Francesco Petruzzi.
Il caso risale all’ottobre 2025, quando i genitori del piccolo decisero di rivolgersi alle forze dell’ordine dopo aver notato lividi e altri segni sul corpo del figlio, insieme a cambiamenti d’umore e crisi d’ansia. A distanza di mesi, Borrelli e Petruzzi hanno rilanciato la vicenda, lamentando una presunta fase di stallo nelle indagini. Spetterà comunque alla Procura e agli inquirenti accertare cosa sia realmente accaduto e l’eventuale sussistenza di responsabilità.
I lividi e i dubbi della famiglia
Secondo quanto riferito all’epoca dai rappresentanti della famiglia, i genitori avevano chiesto spiegazioni al personale scolastico. Tra le ipotesi prospettate vi sarebbe stata quella di comportamenti autolesionistici del bambino.
Una possibilità che non può essere esclusa a priori e che, così come l’ipotesi di eventuali condotte da parte di terzi, deve essere verificata attraverso gli accertamenti investigativi. Non convinti delle spiegazioni ricevute, i familiari decisero di utilizzare un piccolo registratore nascosto negli abiti del figlio.
Gli audio consegnati ai carabinieri
Secondo quanto sostenuto dalla famiglia e dal suo legale, nelle registrazioni sarebbero presenti toni aggressivi e minacce attribuite a un operatore di supporto al sostegno. Alcuni rumori registrati sono stati interpretati dai denuncianti come possibili percosse, seguite dal pianto del bambino.
Le registrazioni, da sole, non consentono però di stabilire con certezza la dinamica degli episodi né l’origine delle lesioni, aspetti sui quali sono chiamati a fare chiarezza gli investigatori. La famiglia presentò denuncia ai carabinieri della stazione di Marianella, consegnando gli audio e la documentazione medica relativa agli accessi del bambino al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono.
L’assistente sarebbe stato trasferito in un’altra scuola
Nel frattempo, secondo quanto riferito, l’assistente coinvolto nella vicenda sarebbe stato spostato in un altro istituto scolastico già diversi mesi fa. Anche su questo punto è importante distinguere il provvedimento organizzativo dall’accertamento di eventuali responsabilità: il trasferimento non costituisce di per sé una prova rispetto alle contestazioni avanzate dalla famiglia.
Borrelli e Petruzzi tornano sul caso
A distanza di quasi un anno dai fatti, Borrelli e l’avvocato Petruzzi chiedono ora che venga fatta chiarezza sullo stato delle indagini e sugli accertamenti effettuati dopo la denuncia.
Al centro della vicenda resta quindi una domanda alla quale dovranno rispondere le indagini: quale sia stata l’origine dei segni riscontrati sul bambino e cosa sia realmente accaduto durante le ore trascorse a scuola. Fino alla conclusione degli accertamenti, le circostanze denunciate dalla famiglia e le eventuali responsabilità delle persone coinvolte restano da verificare
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