E’ trascorso quasi un anno e mezzo dalla misteriosa morte di Mario Paciolla, il cooperante Onu 33enne napoletano a San Vicente del Caguan, in Colombia, in circostanze avvolte nel più fitto mistero.

La mamma di Mario Paciolla: “Chi sa, parli”

A distanza di 16 mesi, come riporta Fanpage, dal tragico evento, la madre, Anna Motta, è tornata a chiedere chiarezza sulla morte del figlio: “Nessuno ci ridarà nostro figlio ma il percorso verso la verità che abbiamo intrapreso lo porteremo a termine in nome di quella ‘meglio gioventù’ italiana che parte veramente con l’intenzione di migliorare la vita del prossimo e porta in altro il nome dell’Italia nel mondo. L’Onu, proprio l’organismo che si occupa di garantire i diritti umani nel mondo, non è riuscito a garantire il diritto alla vita di mio figlio, derubricando la sua morte come un suicidio pochissime ore dopo il ritrovamento del suo corpo e senza neanche garantire l’autopsia. Il nostro appello è chiaro: chi sa, nella sua squadra di lavoro, parli”.

Il giovane partenopeo, con anni di esperienza all’estero, si trovava in Colombia nell’ambito della missione Onu di vigilanza sui trattati di pace siglati nel 2016 tra il governo sudamericano e le Farc, le forze armate rivoluzionarie colombiane. Qualche giorno prima di morire, Paciolla avrebbe confidato alla famiglia di aver avuto un pesante litigio sul luogo di lavoro e di non sentirsi al sicuro, tanto che compra un biglietto per fare ritorno nel più breve tempo possibile a Napoli. Il 33enne non farà più ritorno in Italia in quel tragico 15 luglio 2020.

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