Nuovo duro colpo alla criminalità organizzata nel casertano. La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto due provvedimenti di sequestro eseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA), per un valore complessivo superiore ai 2 milioni di euro. Nel mirino beni e attività riconducibili a due uomini ritenuti vicini al clan dei Casalesi.
Sequestrati società, immobili e conti correnti
Nel dettaglio, i provvedimenti hanno riguardato: 4 società, 5 beni immobili, 2 autovetture e 24 rapporti finanziari. Le misure nascono da tre proposte di prevenzione – patrimoniali e personali – avanzate dalla Procura della Repubblica di Napoli e dal Direttore della DIA nei confronti di soggetti considerati di elevato spessore criminale e storicamente legati al clan.
Imprenditore edile legato al clan Schiavone
Uno dei sequestri ha colpito un imprenditore edile ritenuto affiliato di rilievo del clan dei Casalesi. L’uomo operava soprattutto nel settore degli appalti pubblici e privati, diventando di fatto monopolista nella fornitura di marmi, porfidi e materiali per la cantieristica stradale.
Secondo gli investigatori, l’imprenditore era legato alla famiglia Schiavone e coinvolto in attività di riciclaggio e reimpiego di capitali illeciti, anche tramite: cambi di assegni, intestazioni fittizie di beni e utilizzo di prestanome. Il suo nome era già emerso nel processo “Spartacus”, con condanna definitiva, e in successive indagini fino al 2022.
Il sistema delle “scatole cinesi”
Le indagini della DIA di Napoli, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno evidenziato un sofisticato sistema imprenditoriale basato su una rete di società collegate tra loro – le cosiddette “scatole cinesi” – utilizzate per: gestire attività economiche apparentemente lecite, reinvestire i proventi illeciti del clan e infiltrarsi negli appalti pubblici. Coinvolto anche un familiare stretto, che avrebbe supportato la gestione delle aziende edili, alcune direttamente riconducibili all’indagato.
Secondo sequestro: estorsioni e legami politici
Un secondo provvedimento ha colpito un altro storico affiliato al clan dei Casalesi, già condannato in via definitiva. L’uomo avrebbe avuto un ruolo strategico: nelle estorsioni, nel reinvestimento dei proventi illeciti e nei rapporti con ambienti politici locali. Secondo quanto emerso, fungeva da intermediario tra il clan e un politico di rilievo nel territorio di Casal di Principe, contribuendo a consolidare il consenso elettorale.
Patrimoni sproporzionati nel mirino
Le indagini patrimoniali hanno evidenziato una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni posseduti, sia dai diretti interessati sia dai prestanome. Elemento che ha rafforzato la richiesta e l’emissione delle misure di prevenzione.






