ischia editoriale russo

Ad Ischia molti alberghi questo Natale saranno chiusi. Le prenotazioni sono state cancellate. Nessuno vuole trascorrere il capodanno vicino ad una tragedia. Tutto questo è normale. Non è giusto invece associare Ischia agli abusi. Il territorio ha subito degli scempi. Questo è innegabile. La campagna di diffamazione nazionale partita dopo l’alluvione però ha minato per sempre l’immagine dell’Isola verde. Oggi isola degli abusi.

Tutto questo ci serve da lezione. Purtroppo da anni un sistema mediatico a trazione nordista protegge gli interessi di una parte del Paese e bastona quell’altra. Dopo tutte le tragedie italiane è partita una gara di solidarietà con il Governo pronto a tendere la mano. Dopo Ischia è partita una gara per la distruzione dell’immagine dell’isola e con lei di un pezzo importante dell’economia campana. È sempre stato così. Ogni volta che abbiamo un valore, qualcosa di buono, alla prima occasione viene distrutto. È successo anche per la mozzarella. Ci sono voluti anni per recuperare. Non sto dicendo che da noi le cose vadano bene. Non penso che la responsabilità maggiore del nostro sottosviluppo non sia colpa nostra. Chiariamoci.
La questione è un’altra. Dobbiamo imparare a difendere la nostra immagine. Questo non significa non fare più giornalismo di denuncia o non mostrare cosa non va. Anzi. Significa però non permettere che si veda solo la parte peggiore della Campania. La lezione di Ischia insegna: qui al Sud viviamo tra l’incudine ed il martello. È capitato anche con la Terra dei fuochi. Abbiamo fatto quello che altre parti d’Italia non hanno mai fatto: denunciare uno scempio che purtroppo ancora va avanti. La risposta dello Stato? Inutile. Quella dei media? Per anni hanno dipinto tutta la Campania come una pattumiera. Hanno distrutto i nostri prodotti senza di fatto nessuna prova.
Non dimenticherò mai quella pubblicità di una nota marca di pomodori in scatola che si vantava di coltivare i propri ortaggi solo vicino al Pò. Una delle aree più inquinate del mondo. Pur di ribadire che non erano campani. Dobbiamo imparare la lezione. Continuare senza sosta a denunciare tutto ciò che non va ma allo stesso tempo far emergere anche tutto il buono della nostra terra. Non permettere al marcio di oscurare la bellezza.

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