A Giugliano il Fucarazzo di Sant’Antuono non è solo un falò: è un rito collettivo che affonda le radici nella civiltà contadina. Ogni 17 gennaio, in onore di Sant’Antonio Abate, il fuoco diventa simbolo di purificazione, protezione e rinascita. Si tratta del così detto capodanno contadino in cui l’accensione diventa condivisa e propiziatoria per la semina e il raccolto che verrà.
Questa la tradizione dell’area Nord, ma il Santo è celebrato e raffigurato nell’arte soprattutto partenopea, sempre con il fuoco.
A Napoli città, negli ultimi anni la tradizione ha mostrato un volto più controverso. Il rito antico si è trasformato, in alcuni quartieri, in una corsa al falò più grande, più visibile, più estremo. Una competizione che ha spesso superato il confine del folklore, sfociando nel furto di alberi di Natale, pedane e materiali sottratti alle strade e ai condomìni dopo le festività.
Il fuoco, da simbolo di unione, diventa così elemento di tensione urbana. Le forze dell’ordine intervengono, sequestrano legna, tentano di arginare una pratica che rischia di perdere il suo significato originario.
Il Fucarazzo resta una tradizione potente. Ma come ogni fuoco, va custodito: perché illumini la memoria e non bruci il senso stesso della festa.







