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Falsificata la cartella clinica, condannato a 4 anni e 6 mesi il titolare del Pineta Grande Hospital

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dell’imprenditore Vincenzo Schiavone, titolare della clinica Pineta Grande di Castel Volturno, riconosciuto colpevole di falso in atto pubblico e condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione. Nello stesso procedimento sono stati condannati anche due medici della struttura sanitaria, ciascuno a tre anni e quattro mesi.

Falsificata la cartella clinica, condannato a 4 anni e 6 mesi il titolare del Pineta Grande Hospital

 

La vicenda giudiziaria trae origine dalla morte di Francesca Oliva, 29 anni, deceduta nel 2014 all’interno della clinica dopo aver partorito tre gemelli. Due dei neonati non sopravvissero, mentre una bambina riuscì a salvarsi. La giovane donna morì a causa di una setticemia.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, la cartella clinica della paziente sarebbe stata alterata successivamente al decesso. In particolare, gli inquirenti sostengono che sia stata inserita la somministrazione di un antibiotico mai effettuata e che sia stato eliminato ogni riferimento al peggioramento delle condizioni generali della donna. Francesca Oliva era stata trasferita alla Pineta Grande dall’ospedale San Giuliano di Giugliano. In precedenza, nel 2021, il Tribunale aveva già assolto 14 medici coinvolti nel processo per omicidio colposo relativo alla stessa vicenda, stabilendo che il fatto non sussisteva. Da quel procedimento principale è poi scaturito il filone per falso documentale.

In una nota, l’imprenditore Vincenzo Schiavone ha commentato la sentenza di condanna del giudice monocratico di Santa Maria Capua Vetere. Nella nota si legge: “Restano due i medici indagati. Subisco una condanna per un reato che non solo non ho commesso, ma che non avrei avuto nessun motivo e soprattutto interesse a commettere, visto che la nostra struttura paga, ogni anno, solo di premio assicurativo oltre un milione e mezzo di euro per i risarcimenti dei danni derivanti dall’attività medico-professionale. Quello che più mi addolora è l’accusa di aver voluto alterare un documento per ‘risparmiare’ un risarcimento che, ripeto, rientra nelle previsioni dell’attività di una struttura che ogni giorno salva la vita a decine di persone e cura e assiste migliaia di pazienti provenienti da tutta la regione e anche da fuori la Campania”.

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