Giuliano Amicone sapeva da mercoledì scorso che la DDA aveva vinto il suo ricorso nei confronti del tribunale e che sarebbe dovuto tornare in carcere. Non si è dato alla latitanza e quando i carabinieri di Giugliano hanno bussato alla sua porta si è lasciato catturare e condurre in carcere a Secondigliano. Così il boss, dopo un anno trascorso in casa, nel centro storico di Giugliano torna al 41 bis.

Una storia lunga quella del boss reggente dei Mallardo, a casa da un anno a causa di una malattia. L’esponente del clan è infatti affetto da “rene policistico” e i suoi legali Antonio Russo e Antimo D’Alterio erano riusciti ad ottenere i domiciliari. In carcere non erano in grado di curarlo e di reggere il regime di dieta che gli era stato assegnato per sopravvivere alla malattia. La richiesta degli avvocati fu inoltrata al tribunale di Napoli IV sezione penale che la accolse. Il Pm inoltrò ricorso al Riesame che lo accettò ordinando di nuovo la carcerazione.

Gli avvocati ricorsero quindi in Cassazione che accolse di nuovo a sua volta la loro richiesta confermando i domiciliari. Dalla Cassazione però gli atti tornano di nuovo al Riesame, stessa sezione e stesso collegio, che ha infine predisposto di nuovo il carcere. Gli avvocati a quel punto fanno un nuovo appello in Cassazione che però accoglie la decisione del tribunale del Riesame. Insomma un giro di atti a suon di carte bollate. Il boss non può restare a casa. Dopo i sopralluoghi e i controlli effettuati da medici si è verificato che Amicone potrà essere seguito e curato dietro le sbarre.

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