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Caivano, la crisi di Harmont & Blaine: 32 lavoratori verso il licenziamento. Ieri la protesta

Giornata di forte tensione nello stabilimento Harmont & Blaine di Caivano, dove ieri i lavoratori hanno incrociato le braccia per 24 ore. Lo sciopero è stato indetto da Filctem-Cgil e Femca-Cisl in risposta all’avvio di una procedura che prevede il licenziamento di 32 dipendenti su un totale di 129 addetti.

Caivano, la crisi di Harmont & Blaine: 32 lavoratori licenziati. Ieri la protesta

 

Alla base della protesta, secondo le organizzazioni sindacali, c’è l’assenza di un confronto preventivo con le rappresentanze dei lavoratori. Una modalità giudicata inaccettabile, come sottolinea Andrea Pastore, della segreteria regionale Filctem Campania, che definisce la decisione aziendale “anomale” e riconducibile a una strategia di riduzione del costo del lavoro. Sindacati e Rsu accusano l’azienda di trasferire sui dipendenti le conseguenze di scelte industriali sbagliate e chiedono il ritiro immediato della procedura, oltre all’apertura di un tavolo di discussione vincolante per garantire la salvaguardia dell’occupazione. In assenza di segnali concreti, avvertono, la mobilitazione potrebbe proseguire e intensificarsi.

Dal canto suo, Harmont & Blaine ribadisce la disponibilità a un dialogo volto a limitare l’impatto sociale del provvedimento. L’azienda richiama il difficile contesto del settore tessile-abbigliamento in Italia, caratterizzato da una crisi strutturale dovuta, secondo il management, alla contrazione delle vendite, alla pressione competitiva dei mercati asiatici e al progressivo indebolimento del potere d’acquisto dei consumatori.

Nuovo piano industriale

 

La società spiega inoltre che, tra il 2023 e il 2025, sono stati messi in campo diversi tentativi per riportare fatturato e volumi produttivi ai livelli precedenti alla pandemia, senza però raggiungere i risultati sperati. Il piano industriale per il 2026, viene evidenziato, punta ora a rafforzare la competitività attraverso interventi mirati su rete retail, logistica, sviluppo delle collezioni e riorganizzazione del lavoro. In questo nuovo assetto, secondo l’azienda, sarebbero state individuate 32 posizioni non più compatibili con il modello organizzativo previsto per il sito di Caivano.

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