Alfredo Bimbo Ucciso Clan Afragola

“I Consiglieri di maggioranza hanno bocciato la proposta di un premio rivolto agli alunni delle scuole afragolesi per ricordare Alfredo Manzoni, un bambino di 7 anni morto dopo due anni di cure dolorosissime per le conseguenze del ferimento nel corso di un agguato della camorra alla quale la sua famiglia era del tutto estranea”.

Camorra. Il Consiglio comunale di Afragola boccia il ricordo di un bambino ucciso dai clan

A darne notizia il consigliere comunale di Afragola, Antonio Iazzetta, per il quale “quello che è accaduto oggi nel Consiglio comunale di Afragola è gravissimo perché la maggioranza, bocciando gli emendamenti presentati dalla consigliera Marianna Salierno e votati dai Consiglieri di opposizione, ha dato uno schiaffo alle vittime innocenti dei clan”.

Stessa sorte anche per altri emendamenti al bilancio che intendevano ricordare il maresciallo dei Carabinieri, Gerardo D’Arminio, ucciso dai Moccia ad Afragola nel 1978, e i due consiglieri comunali, Francesco Salzano e Paolo Sibilio, anche loro uccisi dalla camorra.

“Questo nonostante tutti gli emendamenti avessero il parere positivo dei Revisori dei Conti e del Dirigente finanziario” ha aggiunto Iazzetta per il quale “la bocciatura di emendamenti che impegnavano, con il parere positivo dei Revisori contabili, poche migliaia di euro, una somma definita anche da qualche Consigliere di maggioranza irrisoria, rappresenta uno schiaffo alle vittime innocenti della camorra, alla faccia di quella costruzione della cultura della legalità di cui tanto si parla.

Ma chi era il piccolo Alfredo Manzoni e quando fu ucciso?

Era il pomeriggio del 4 novembre del 1973 quando Alfondo, che aveva 7 anni ed era in visita con i genitori a casa di una zia a piazza Ciampa ad Afragola, fu raggiunto alla schiena da un proiettile.

I proiettili provenivano da Giulia scura sulla quale viaggiavano due killer mandati a uccidere un costruttore, accusato di un omicidio avvenuto nell’ambito di una faida camorristica e in libertà per insufficienza di prove.

I killer iniziarono a sparare, colpendo il costruttore, che cadde a terra insieme a un suo amico, ferito al basso ventre.

A pochi metri dalle vittime, cadde anche il piccolo Alfredo, colpito alla schiena da un proiettile mentre parlava con i suoi genitori. Il bambino perse i sensi e fu trasportato all’ospedale in condizioni disperate.

Sopravvisse, ma rimase paralizzato, sottoposto a cure e terapie complesse e dispendiose. Le ferite e le conseguenti complicazioni erano particolarmente gravi e giorno dopo giorno minarono la resistenza del suo gracile fisico. Non riuscì più a riprendersi, rimase immobilizzato in un letto d’ospedale fino a che non morì il 28 maggio 1975 a Velletri, al termine di una lunga agonia.

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