Melito, redditi sproporzionati: maxi sequestro da 220 milioni all’imprenditore Giuseppe Rostan

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Un patrimonio immobiliare e finanziario da circa 220 milioni di euro è finito sotto sequestro nell’ambito di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Al centro degli accertamenti c’è Giuseppe Rostan, imprenditore 76enne originario di Melito, attivo principalmente nel settore edilizio e immobiliare, il cui nome compariva già nella vicenda della presunta maxi lottizzazione abusiva del Parco Primavera di Melito, un complesso residenziale attorno al quale, secondo gli investigatori, si sarebbero intrecciati anche interessi riconducibili alla criminalità organizzata.

Melito, sequestrati 394 immobili: il patrimonio da 220 milioni

 

Il sequestro è stato eseguito dai finanzieri dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e Bologna, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO). I militari hanno dato esecuzione a un decreto emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, su proposta della DDA partenopea. Il provvedimento riguarda beni e disponibilità riconducibili all’imprenditore e ai suoi stretti familiari. Nel dettaglio, sono 394 gli immobili interessati dal sequestro, tra appartamenti, negozi, uffici, garage, depositi, terreni e fabbricati ancora in costruzione, distribuiti tra Melito, Vomero, Napoli centro e Marino (Roma).

Sotto sigilli anche 12 beni mobili registrati e 28 rapporti finanziari, tra conti bancari, investimenti e prodotti assicurativi. Il sequestro comprende inoltre partecipazioni e beni riferibili a tre società attive nei comparti immobiliare e sanitario. Tra le attività nella disponibilità della famiglia figura anche un centro di riabilitazione. Le indagini sono scattate dopo l’accertamento fiscale relativo al periodo 1999-2016, che ha fatto emergere una sproporzione tra i redditi dichiarati e le disponibilità patrimoniali riconducibili all’imprenditore o ai suoi familiari.

Gli affari del Parco Primavera e i presunti rapporti con ambienti camorristici

 

Le verifiche non si sono fermate qui e avrebbero fatto emergere rapporti d’affari e interessi economici condivisi con personaggi ritenuti vicini ad ambienti della camorra, in particolare clan Di Lauro e clan Mallardo di Giugliano.

Tra questi figurerebbe – come anticipa Il Corriere del Mezzogiorno – un imprenditore già arrestato in passato e considerato vicino al clan Di Lauro. Proprio con quest’ultimo, secondo la ricostruzione investigativa, Rostan avrebbe partecipato alla realizzazione del Parco Primavera di Melito, complesso al centro di una controversa vicenda urbanistica. Elementi relativi ai presunti rapporti economici sarebbero emersi anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Redditi e patrimonio, gli accertamenti della Guardia di Finanza

 

Un altro aspetto centrale dell’inchiesta riguarda la provenienza delle ricchezze accumulate negli anni. Gli specialisti della Guardia di Finanza di Bologna, in collaborazione con lo SCICO, hanno passato al setaccio la situazione economica e patrimoniale dell’imprenditore nel periodo compreso tra il 1999 e il 2016. Dalle verifiche sarebbe emersa una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore dei beni riconducibili a Rostan, comprendenti immobili in Campania e Lazio, quote societarie e disponibilità finanziarie.

È sulla base di questo quadro investigativo che il Tribunale di Napoli, applicando le disposizioni previste dal Codice Antimafia, ha disposto il sequestro patrimoniale. Giuseppe Rostan è anche lo zio di Michela Rostan, attuale consigliera regionale della Lega ed ex deputata, eletta inizialmente con il Partito Democratico e successivamente approdata, dopo diversi passaggi politici, a Forza Italia nella fase conclusiva del mandato parlamentare. La consigliera regionale è estranea alla vicenda investigativa.

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