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Agro aversano, nei campi come schiavi: braccianti pagati 3 euro l’ora. Arrestati due imprenditori

Agro aversano, nei campi come schiavi: braccianti pagati 3 euro l'ora. Arrestati due imprenditori

Due imprenditori dell’Agro aversano, attivi nel commercio all’ingrosso di prodotti agricoli, nell’allevamento e nella produzione di ortaggi, sono stati arrestati in flagranza di reato dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Caserta, con il supporto del Comando Provinciale di Napoli. I due sono gravemente indiziati del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravato dalle modalità con cui sarebbero stati impiegati decine di lavoratori agricoli.

I due imprenditori arrestati sono un cittadino italiano e un cittadino albanese, residenti rispettivamente a Giugliano e Villa Literno. L’arresto in flagranza è stato eseguito a Giugliano, dove veniva svolta l’attività lavorativa. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta, i braccianti venivano reclutati a Villa Literno e successivamente trasportati nei campi di Giugliano, dove sarebbero stati sottoposti alle condizioni di sfruttamento contestate.

Braccianti reclutati in strada e trasportati nei campi

L’intervento è scattato nel corso di un accesso ispettivo che ha consentito ai militari di ricostruire un sistema di sfruttamento ai danni di braccianti agricoli, prevalentemente di nazionalità indiana e, secondo quanto emerso dalle indagini, irregolari sul territorio nazionale. Secondo gli accertamenti, i lavoratori venivano reclutati direttamente in strada e successivamente trasportati nei campi a bordo di un furgone riconducibile a uno degli indagati.

Turni massacranti fino a 14 ore e paga di appena 3 euro l’ora

Le condizioni di lavoro documentate dagli investigatori delineano un quadro particolarmente grave. I braccianti sarebbero stati costretti a lavorare tra le 10 e le 14 ore al giorno, percependo una retribuzione di circa 3 euro all’ora. Ai lavoratori, inoltre, non sarebbero stati garantiti il riposo settimanale né la possibilità di assentarsi in caso di malattia. Durante le lunghe giornate di lavoro avrebbero avuto a disposizione soltanto pochi minuti di pausa e non avrebbero potuto utilizzare il telefono cellulare.

Lavoro sotto la pioggia e durante lo spargimento di pesticidi

Gli accertamenti del NIL hanno inoltre evidenziato presunte violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. I braccianti sarebbero stati obbligati a continuare le attività agricole anche in condizioni meteorologiche particolarmente avverse, sia sotto la pioggia sia durante le giornate di forte caldo. Ancora più grave, secondo quanto contestato, è l’obbligo di permanere nei campi durante le operazioni di spargimento di pesticidi, senza l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, con potenziali rischi per la salute.

La decisione del Tribunale di Napoli Nord

In sede di convalida dell’arresto, il Tribunale di Napoli Nord ha disposto nei confronti di entrambi gli indagati la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria competente.

L’operazione contro il caporalato

L’attività investigativa rientra nella campagna straordinaria nazionale promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo. Alle operazioni hanno partecipato, oltre ai Carabinieri del NIL di Caserta, anche l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Caserta e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nell’ambito del progetto A.L.T. Caporalato T.R.E., finanziato dal Fondo FAMI 2021-2027 e finalizzato alla tutela dei lavoratori migranti vulnerabili.

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