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Traffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta: due arresti, sequestri per 1,6 milioni di euro

Blitz dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico tra le province di Napoli e Caserta. Nella giornata di oggi i militari del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone accusate, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, associazione per delinquere, riciclaggio e gestione illecita di rifiuti.

Traffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta, due arresti

 

L’inchiesta, coordinata dalla DDA partenopea e avviata nell’aprile del 2023, ha fatto emergere un vasto sistema illecito legato allo smaltimento abusivo di rifiuti speciali non pericolosi, principalmente fanghi di depurazione e materiali derivanti da demolizioni. Secondo gli investigatori sarebbero circa 25mila le tonnellate di rifiuti smaltite illegalmente, mentre nove risultano complessivamente gli indagati nell’ambito dell’indagine aggravata dall’agevolazione mafiosa.

Al centro delle indagini una società con sede a Castel Volturno, nel Casertano, che avrebbe operato con l’obiettivo di abbattere i costi di smaltimento attraverso pratiche illegali. I rifiuti sarebbero stati abbandonati in terreni agricoli situati tra Capua, Mondragone e Castel Volturno, oltre che all’interno di due laghetti naturali vicini all’azienda finita sotto sequestro.

Gli accertamenti dei Carabinieri hanno documentato anche la falsificazione di documenti di trasporto: nei formulari i fanghi provenienti dalle industrie conserviere dell’agro nocerino-sarnese venivano indicati come semplice “sabbione” o materiale da edilizia trattato. In realtà, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si trattava di sostanze maleodoranti che avrebbero provocato pesanti conseguenze ambientali e disagi alla popolazione residente.

Sequestro per 1,6 milioni di euro

 

L’attività illecita avrebbe consentito agli indagati di ottenere profitti per circa un milione e seicentomila euro. Per questo motivo è stato disposto il sequestro per equivalente di beni mobili e immobili, automezzi e dell’intero complesso aziendale coinvolto nell’inchiesta. Nel corso delle indagini erano già stati sequestrati almeno sei terreni agricoli utilizzati come discariche abusive.

Particolarmente grave, secondo gli inquirenti, lo sversamento di ingenti quantitativi di rifiuti in un laghetto utilizzato come vera e propria discarica abusiva. Parte dei materiali, inoltre, sarebbe stata miscelata con terreno vegetale e utilizzata in un’area di cantiere a Boscofangone, nel comune di Nola, dove erano in corso lavori per la realizzazione di un grande sito industriale, anch’esso sequestrato nell’ambito di un’indagine della Procura di Nola.

Determinanti per gli sviluppi investigativi anche le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ex appartenente al clan dei Casalesi, che avrebbe confermato i legami, in passato, tra l’azienda coinvolta e il gruppo Bidognetti. La Procura di Napoli precisa che il provvedimento eseguito rappresenta una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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